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«Serve creatività per il futuro se si vuole salvare la democrazia». Queste le parole mosse da papa Francesco durante la 50esima Settimana Sociale di Trieste, conclusasi la scorsa domenica 7 luglio. Un «cuore ferito» quello della democrazia di oggi, colpita dalla continua indifferenza, ma che ogni cattolico può ravvivare nel suo piccolo attraverso le buone pratiche.
PARTECIPAZIONE Occorre quindi agire attraverso l’immediato «incoraggiamento a partecipare, affinché la democrazia assomigli a un cuore risanato», racconta Francesco, anche perché i segnali di speranza ci sono e sono tanti gli ambiti in cui è possibile intervenire per il bene della collettività, molti dei quali oggetto di discussione durante i “Dialoghi delle buone pratiche” e rimasti nel cuore del Santo Padre. «Pensiamo a chi ha fatto spazio all’interno di un’attività economica a persone con disabilità; ai lavoratori che hanno rinunciato a un loro diritto per impedire il licenziamento di altri; alle comunità energetiche rinnovabili che promuovono l’ecologia integrale, facendosi carico anche delle famiglie in povertà energetica;
agli amministratori che favoriscono la natalità, il lavoro, la scuola, i servizi educativi, le case accessibili, la mobilità per tutti, l’integrazione dei migranti. Tutte queste cose non entrano in una politica senza partecipazione.
COMUNITA’ ENERGETICA Ma se quindi lo scopo primario è quello di coinvolgere e sensibilizzare più persone possibili per il bene comune, ci sono già comunità che questo insegnamento lo hanno messo in pratica, diventando un ottimo esempio per tutti. Questo il caso della comunità energetica rinnovabile di Treviso, la cui delegazione era presente alla cinque giorni triestina, presentando un progetto ambizioso, ma fattibile da qualsiasi diocesi. Presa ispirazione della precedente Settimana sociale di Taranto, la diocesi di Treviso ha deciso di unire le forze per aiutare le famiglie che non riescono a pagare le bollette, dando vita a 50 cabine primarie diffuse all’interno del territorio diocesano. «L’obiettivo – spiega il vescovo mons. Michele Tomasi – è quello di fare produzione e consumo simultaneo, di unire insieme il raggiungimento dell’aumento di produzione di energia rinnovabile e il cambiamento degli stili di vita, riducendo i combustibili fossili e favorendo la sostenibilità».
DISAGIO ABITATIVO Una crisi che non riguarda solo la partecipazione e la democrazia, ma anche il diritto dell’abitare, spesso non garantito. Promuovere un abitare sostenibile, attraverso micro-azioni e politiche abitative è la buona pratica messa in campo dal Cicsene di Torino, ente non profit presente alla Settimana Sociale. Fiducia è la parola chiave che da vent’anni l’ente ha messo al centro per garantire a chi ne ha bisogno un “accompagnamento alla casa”, riducendo l’esclusione abitativa, nonostante in Italia ci siano circa 10.7 milioni di abitazioni sfitte su 36 milioni.
Il costante impegno di Cicsene, che favorisce la relazione tra inquilino e proprietario, ha contribuito ad aiutare 2.500 persone che ora possono contare su un regolare contratto d’affitto. Tante piccole buone pratiche che aiutano a creare partecipazione e bene comune.
L’inclusione sociale nel lavoro
Ritrovare la gioia della partecipazione per tornare “Al cuore della democrazia”. Sono tanti i temi affrontati durante la 50esima Settimana Sociale di Trieste. Un evento che ha dedicato un’attenzione particolare alle “Buone pratiche” ovvero tutte quelle iniziative che testimoniano modalità di partecipazione e che rinsaldano i legami sociali.
COINVOLTI A dare dimostrazione del loro impegno sociale, il “Piccolo Cottolengo di Don Orione” a Udine che, ogni giorno, mette a disposizione attività e laboratori occupazionali per 120 persone con disabilità. Segno che chiunque può essere incluso nel lavoro e portare valore occupazionale e sociale. Una serie di attività tutte volte alla costruzione e al consolidamento di nuovi legami, questi ultimi finalizzati a realizzare il principio dell’inclusione e integrazione sociale, tutto in linea con il tema della Settimana Sociale ovvero la partecipazione alla vita pubblica e democratica.
SVILUPPO Un diritto al lavoro che dev’essere riservato non solo alle persone con disabilità, ma a tutti i cittadini, in quanto lavoro e dignità viaggiano sullo stesso piano. Su questo si basa l’attività di “Virtus lab”, progetto tutto romano nato dalla collaborazione tra l’Unione cristiana imprenditori dirigenti e la Fondazione Antonio Emanuele Augurusa. Scopo dell’attività? Agevolare sia lavoratori sia datori di lavoro, facendo incontrare domanda e offerta, qualificata in una chiave di inclusione sociale. Si creano quindi nuove opportunità, costruendo risorse di inserimento con corsi formativi brevi per dare opportunità concrete, il tutto con un supporto a 360 gradi. Una volta che la persona è stata formata, entra in gioco la rete che permette di entrare a tutti gli effetti nel mondo lavorativo.
Rossana Zorzato

