I Ministeri decidono il destino della Vigevano-Magenta,
nelle prossime settimane si saprà se l’opera rientrerà nell’ambito del Next Generation Italia o sfumerà anche questa opportunità; in questo secondo caso il progetto presentato da Anas potrà considerarsi morto.
Sono due le novità che arrivano dal Ministero della transizione ecologica e dal Ministero delle infrastrutture, la prima è che Anas il 14 aprile ha depositato al Mite la relazione paesaggistica per concludere la verifica di ottemperanza alla Valutazione d’impatto ambientale, la seconda è che la Struttura tecnica di missione del Mit sta concludendo la revisione chiesta dall’ex responsabile Paola De Micheli (cfr articolo sotto) per stabilire se il tracciato proposto è ancora attuale. «Il progetto dell’Anas – scrive proprio il Mit – era nato per rispondere a quelle che sarebbero state le esigenze di traffico a seguito del potenziamento dell’aeroporto di Malpensa», che poi non è stato fatto, perciò alla Struttura è stata chiesta «una revisione del progetto per valutare se sia ancora attuale o siano nel frattempo intervenute nuove esigenze». Un lavoro che giunge al termine:
La verifica ha richiesto approfondimenti tecnici sul progetto e un’attenta consultazione con tutte le parti interessate (istituzionali, associazioni di categoria, soggetti della società civile). Al momento è in corso un lavoro di sintesi che sarà ultimato in tempi brevi

LA RELAZIONE La paesaggistica rappresenta il primo passo formale dal 17 giugno 2020, quando la verifica è stata avviata, arriva a beve distanza da quando Città metropolitana ha presentato la proposta alternativa al tracciato e Anas lo compie in concomitanza con la ricognizione delle opere italiane che è possibile realizzare col “modello Genova”, in corso al Mit, tra le quali potrebbe rientrare anche la Vigevano-Magenta se saranno superati gli ultimi ostacoli burocratici e se questa sarà la volontà politica prevalente.
Il testo si compone di 203 pagine accompagnate da documentazione fotografica e cartografica.
Nel documento, redatto dall’ingegner Antonio Scalamandrè, si analizza ogni aspetto per dimostrare l’aderenza dell’intervento alle norme vigenti e l’impatto positivo dal punto di vista paesaggistico. Tra le questioni esaminate anche lo scavalco del Naviglio grande, che secondo i detrattori dell’opera deturperebbe il canale.
Il progetto – si legge – che si pone a margine dell’area vincolata, risulta proprio l’occasione per riqualificare il paesaggio al contorno in quanto sono presenti diverse zone industriali in prossimità del Naviglio grande
«Le opere di mitigazione previste permettono un buon inserimento paesaggistico e costituiranno un filtro verde alla visuale dei capannoni presenti». Anzi, poiché il contesto «si caratterizza per la vocazione industriale delle aree di Mendosio e di Ravello che dequalificano l’ambito del Naviglio», lo svincolo «si configura come occasione di ricucitura e qualificazione dell’area». Anche per quanto riguarda il resto del paesaggio, si sottolinea che una parte dell’intervento ricade in aree classificate come «destrutturate» cioè costituite da elementi architettonici eterogenei, privi di relazioni spaziali, e tali da delineare «un assetto privo di alcun valore paesaggistico ed ecosistemico», cosicché «l’intervento costituisce l’occasione per connettere gli agglomerati insediativi, anche attraverso la ricucitura di aree industriali periferiche» e, anche dove introduce una frammentazione dell’elemento agricolo, «le opere di mitigazione a verde previste hanno lo scopo di recuperare l’unità del paesaggio attraversato».
RISCONTRO Gran parte della relazione si concentra sulla rispondenza del progetto ai Piani territoriale e paesaggistico regionale, al Piano territoriale d’area “Navigli Lombardi”, al Piano territoriale di coordinamento provinciale, del Parco del Ticino e del Parco Agricolo Sud Milano e dei Pgt comunali, nonché ai vincoli paesaggistici e culturali, tra cui spiccano cascine, canali e il Naviglio grande, e a quelli legati alle aree naturali protette. Rispetto a tutti questi emerge che nessuno vieta la costruzione di nuove strade o ponti, limitandosi a prescrivere in quali casi e con quale configurazione questi siano ammissibili, tanto che il progetto risulta «coerente o conforme» in relazione a ciascuno, anzi gli estensori precisano che a livello di impatto sulla struttura fisica o sulle condizioni visive del paesaggio
le opere di mitigazione previste consentono di «limitare fortemente gli impatti dell’opera» o di «migliorare la condizione attuale in determinati contesti dequalificati come quelli industriali».
Giuseppe Del Signore

