Treni affollati, ma le istituzioni sono assenti

Ritardi, soppressioni, mancato distanziamento e affollamento eccessivo: la seconda ondata della pandemia ha travolto la Lombardia, con il trasporto ferroviario, già in sofferenza dopo il lockdown, che ha accusato il colpo, con le conseguenze che sono ricadute a ruota sui tanti viaggiatori che si sono trovati nel proverbiale occhio del ciclone. A sopperire, seppur solo in parte, ad alcune delle mancanze delle istituzioni ci sta provando Mi.Mo.Al., il comitato pendolari della Milano-Mortara, che nei prossimi giorni porterà avanti una simbolica distribuzione di mascherine nelle stazioni del territorio. Il 9 novembre, dalle 6.30 alle 8, gli attivisti dell’associazione saranno allo scalo di Mortara; il 13 nella stessa fascia oraria sarà il turno di Vigevano e il 16 quello di Abbiategrasso, mentre per Parona si è ancora alla ricerca di una data. Le mascherine chirurgiche, fornite dal Coordinamento del volontariato di Vigevano, saranno regalate ai viaggiatori in attesa di prendere il treno: «E’ un piccolo contributo, una goccia nel mare rispetto a quello che ci sarebbe da fare» è il commento di Franco Aggio, presidente di Mi.Mo.Al., che sulla gestione del traffico ferroviario in tempo di pandemia da parte delle istituzioni competenti è abbastanza critico.

pendolari stazione vigevano

«Trenord e Regione Lombardia sono le uniche, in tutta Italia, a non essersi adeguate al Dpcm di settembre che prevedeva l’installazione sulle carrozze dei distributori di gel disinfettante, adducendo scuse risibili – spiega Aggio – come associazione vorremmo presentare un’istanza a riguardo, anche se non spetterebbe a noi ma alle autorità». Il gel sui convogli è solo la punta dell’iceberg delle criticità emerse nel post lockdown: vagoni affollati nelle ore di punta, ritardi e cancellazioni improvvise, assembramenti agli scali sono situazioni sicuramente non nuove sulla tratta che ha Porta Genova come suo capolinea, ma che la pandemia ha trasformato da “semplice” disguido a rischio per la salute pubblica. «Anche sul trasporto delle biciclette Trenord ha deciso in maniera draconiana: soprattutto per quanto riguarda i rider, l’azienda ha deciso di far salire i pendolari solo su alcuni treni (i mezzi delle 10.33 e 15.33 da Mortara e quelli delle 21.42 e 23.42 da Milano, ndr). Questo causa litigi, interventi della forza pubblica, ritardi e a volte soppressioni. Bisogna trovare una soluzione equa: in tempi non sospetti noi avevamo proposto delle carrozze esclusivamente per le bici, come fanno in altre regioni». “Madre” di tutti i problemi della Milano-Mortara resta però il raddoppio dei binari, opera da tempo invocata dal territorio ma la cui realizzazione resta in un indefinito divenire. «Noi facciamo un ringraziamento alle amministrazioni che si sono spese per fare una mozione comune per avere il doppio binario – ci tiene a dire Aggio – ma senza atti ufficiali l’iter non va avanti. La Regione ha fatto una delibera per indicare le opere prioritarie del territorio in vista delle Olimpiadi Invernali: c’è la strada Vigevano-Malpensa, perché non il raddoppio?».

biciclette treno
Biciclette a bordo di un treno (foto di repertorio)

Regione Lombardia, sia per voce del precedente assessore Sorte sia per quella dell’attuale Terzi, sostengono che il territorio non abbia espresso una volontà univoca, facendosi scudo del “no” al raddoppio detto da Vigevano e Abbiategrasso nel 2006. All’epoca, i due centri si tirarono indietro per le difficoltà che avrebbe provocato sopprimere alcuni passaggi a livello che attraversano le città, causando de facto la revoca dei finanziamenti per l’opera. Ora la soluzione potrebbe essere rappresentata dall’adesione a bandi statali che ogni anno finanziano tali modifiche viabilistiche, a patto di presentare un progetto fattibile. «Come associazione chiediamo agli amministratori di di fare gruppo, fare una voce sola e costringere la regione a prenderne atto – è l’appello del presidente di Mi.Mo.Al., che però vorrebbe una condivisione ancor più ampia – un tavolo con le categorie produttive sarebbe necessario, in modo da essere “corazzati” con tutti gli interlocutori del territorio».

Alessio Facciolo

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