Bambini che giocano nel cortile dell’ex Croce Rossa di Valle Lomellina, in via Sartirana. É l’immagine più serena sulla situazione dei profughi ucraini che arrivano nel piccolo centro in provincia di Pavia: poco più di duemila anime, tanta umanità. Che si è espressa attraverso donazioni di offerte in denaro (Iban del Banco Bpm T12 O05034 11301 00000 0010789, causale “emergenza Ucraina”), vestiario e medicinali. «Abbiamo bisogno soprattutto di ciabatte e biancheria intima per donne e bambini», spiega il responsabile della Croce Rossa, Gianluca Vicini.
A PIENO REGIME Quaranta i profughi arrivati finora; venti lunedì 7 marzo, già smistati verso altre destinazioni; altri venti giunti sabato scorso, e ancora in attesa in uno spazio che consente in totale 60 posti letto.
L’80 per cento di queste persone – racconta Vicini – è rappresentato da bambini e ragazzi, accompagnati dalle madri perché i padri sono rimasti in Ucraina a combattere. Abbiamo avuto solo una coppia perché il marito non era stato riconosciuto abile alla leva.
Quello di Valle è un centro di smistamento per tutti i rifugiati che arrivano in provincia di Pavia, d’accordo con la Prefettura. «A chi arriva in sede viene effettuato il tampone anti-Covid, e gli eventuali positivi vengono isolati, si avverte l’Ats e viene fatto un controllo. Dopo due giorni arrivano i medici e gli infermieri di Asst e nel caso prescrivono visite specialistiche. Ma finora non abbiamo avuto casi di Covid. I primi 20 arrivati erano già vaccinati fino alla terza dose, gli altri ne avevano fatte solo due. La popolazione risponde bene e ci sta aiutando con soldi e beni materiali. I bambini sono tranquilli e giocano, e anche le mamme sembrano serene, anche se magari sono preoccupate per i mariti e si tengono tutto dentro, senza darlo a vedere».

PAESE MOBILITATO A raccogliere le donazioni di vestiario e generi alimentari è la Pro loco di Valle, mentre già una famiglia del posto si è offerta di accogliere qualche persona in casa. «Siamo sempre in prima linea – spiega il sindaco Roberto Carabelli – per snellire la burocrazia e favorire gli aiuti forniti da tanti cittadini che si sono resi disponibili. Ho parlato anche col Prefetto accennando a un’eventuale disponibilità della scuola, anche se la maggior parte dei bambini rimarrà qui per poco tempo. Vogliamo inoltre coinvolgere l’oratorio e ci stiamo interessando per trovare interpreti di madrelingua tra le signore ucraine presenti in paese».
Davide Zardo

