Hanno preso parte nel mese di febbraio ad un programma di scambio, simile all’Erasmus, con diverse Università situate a Mosca e in altre città russe. Virginia Pazienza, studentessa vigevanese iscritta alla facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale presso l’Università degli Studi di Milano, racconta l’esperienza che ha vissuto insieme ad alcune sue compagne di corso, rimanendo in territorio russo proprio nei giorni in cui ha avuto inizio il conflitto contro l’Ucraina.

LA TESTIMONIANZA «E’ successo tutto all’improvviso – esordisce la giovane studentessa vigevanese – da subito avevamo capito che la situazione si stava appesantendo. Così io e le altre ragazze, Martina Bernabei, Alice Ripamonti, Eleonora Mauri e Jessica Zanni, ci siamo fin da subito tenute in contatto con la Farnesina, l’Ambasciata italiana e con l’Unità Anticrisi. Abbiamo chiamato queste autorità quasi tutti i giorni, per sapere cosa sarebbe successo il giorno dopo, e se ci dovessimo mobilitare per preparare le valigie o se dovevamo trascorrere un’altra notte a Mosca. Tutte le volte ci hanno tranquillizzate, fino a quando non abbiamo letto sui social una notizia sconcertante. L’Europa stava chiudendo lo spazio aereo agli aerei provenienti dalla Federazione Russa. Abbiamo iniziato a preoccuparci, nessun ci stava dicendo nulla, così aumentava la nostra paura di non poter tornare a casa. Quando la Farnesina sul proprio sito, chiedeva agli italiani presenti in Russia per lavoro o studio di tornare in Italia, abbiamo contattato il numero verde per capire se ci fossero dei voli anche per noi. Ci hanno riferito che gli aeroporti di Istanbul, Doha e Dubai consentivano ancora l’atterraggio dei voli provenienti dalla Russia. I primi che abbiamo trovato, da Mosca a Istanbul, e poi da Istanbul all’Italia, costavano più di 1000 euro. Abbiamo impiegato diverse ore per trovare dei biglietti con un costo più contenuto. Alla fine, siamo riuscite a trovare dei biglietti per mercoledì scorso, tre giorni dopo l’avviso della Farnesina. Nel pomeriggio abbiamo lasciato Mosca, di notte siamo atterrate e Dubai e la mattina successiva siamo ripartite per Napoli, non c’erano voli diretti per Bergamo o Milano».
I BOMBARDAMENTI SU CHARKIV Un viaggio lungo e dispendioso, durato 36 ore, ma che ha comunque avuto un lieto fine. « Il mio più grande problema è stata la stanchezza – evidenzia Virginia Pazienza – e sono grata di questo. In Ucraina le persone hanno perso tutto. Un mio caro amico, abita a Charkiv. La sua città è stata bombardata più volte. L’ultima volta che mi sono sentita con lui, gli ho consigliato di scappare. Mi aveva risposto che ci avrebbe provato, ma da quel momento non ho più avuto modo di contattarlo. In un messaggio avevo scritto che se fosse riuscito a lasciare l’Ucraina, avrei ospitato sia lui, sia la sua famiglia. Purtroppo, non ha mai letto quel messaggio. Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto per sapere come stessi. Io sono sempre stata bene, le vittime di questa guerra sono altre. Spero che ci ricorderemo di loro, anche quando non ne parleranno più i telegiornali».
Edoardo Varese

