Anche la Chiesa diocesana vigevanese, attraverso la Caritas di corso Torino, sta facendo la propria parte per accogliere i profughi dell’Ucraina. Otto (quattro adulti e quattro minori) quelli che si sono ricongiunti con parenti residenti sul territorio lomellino.
«Abbiamo messo a disposizione Casa Hannah – spiega il direttore della Caritas don Moreno Locatelli – che è di proprietà del Comune ma è affidata a noi, e stiamo monitorando il territorio per trovare parrocchie, case, asili, ex oratori, canoniche non utilizzate, che siano disposti ad ospitare chi arriverà nei prossimi giorni. Abbiamo trovato tantissima disponibilità dai privati, in stretta collaborazione con la Prefettura, e abbiamo informato preti e parrocchie su come operare. Finora le richieste di collocamento presso strutture che non siano familiari dei profughi sono pochissime, ma ci stiamo ancora organizzando. Nelle prossime settimane ci saranno ulteriori sviluppi e allora saremo in grado di fornire maggiori dettagli».
Don Moreno, convocato dal sindaco di Vigevano Andrea Ceffa, venerdì scorso aveva preso parte al primo incontro del gruppo di coordinamento per l’emergenza ucraina. Solo il primo di tanti confronti per la gestione di aiuti e accoglienza: mercoledì il sindaco ducale ha fatto un primo punto allargato con tante realtà del territorio, a cui seguirà un nuovo appuntamento settimana prossima.
«Al momento siamo a conoscenza di alcuni nuclei familiari che sono giunti in maniera autonoma in città, ospitati dai propri parenti» spiega Ceffa, che in questa prima fase ritiene prioritaria l’assistenza sanitaria (molti profughi non hanno il vaccino Covid, ma anche quelli per altre patologie) e sociale. Per quanto riguarda gli alloggi, sono una ventina le persone che hanno segnalato al Comune di avere spazi da destinare ai rifugiati: la disponibilità è stata girata alla prefettura, che si occuperà della gestione dei luoghi abitativi.
Per l’assistenza, c’è già qualche idea, spiega Ceffa: «Stiamo valutando di attivare un conto corrente per donazioni da destinare ai profughi, magari poi utilizzando il sistema delle card». Intanto, non si fermano gli attestati di solidarietà: come il flash mob dei piccoli alunni degli asili comunali che, mercoledì, sono scesi in piazza con le loro maestre per inneggiare alla pace.
Alessio Facciolo, Davide Zardo

