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mercoledì, Settembre 30, 2020
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    Calcio, è dilemma protocolli

    Da una parte l’imminente ripresa dei campionati era un momento tanto atteso e desiderato dalle compagini del territorio lomellino. Dall’altra però la crescita esponenziale dei positivi al virus sta suscitando non poco timore tra tutto lo staff delle società dilettantistiche. Ora, a poche settimane dal fischio d’inizio, la domanda sulla bocca dei dirigenti è in che modo sarà possibile mettere in atto tutti i punti previsti dall’ultimo protocollo stabilito dalla LND. «Fino a 15 giorni fa si credeva che i casi sarebbero gradualmente diminuiti – afferma il ds del Mortara Maurizio Rovida – adesso invece si teme che si possa verificare una seconda ondata. Noi vogliamo che la stagione ricominci, siamo stati troppo a lungo lontani dal rettangolo verde. Ma è evidente che avremo bisogno di aiuto. Ci è stato consigliato di effettuare i test sierologici ai nostri giocatori ma economicamente parlando, è una spesa che non saremo in grado di sostenere. Inoltre nel caso in cui un giocatore dovesse risultare positivo al Covid-19, come dovremo comportarci? Non disponiamo di strutture adatte a far fronte a tale evenienza. Di conseguenza gradiremmo che su questi punti venisse fatta maggiore chiarezza».

    Della stessa veduta di pensiero anche il ds del Gambolò Beppe Sala. «È evidente che ci sono ancora diversi nodi da sciogliere – ribadisce il ds granata – ma non penso che là in alto siano sprovveduti. Quello che possiamo fare noi è continuare a lavorare e rimboccarci le maniche. Tutelando in primis la salute dei ragazzi e di coloro che si siederanno sugli spalti. Naturalmente controlleremo la temperatura corporea ai presenti e faremo in modo che non si verifichino assembramenti di nessun tipo. Colgo l’occasione per ringraziare il personale sanitario, del quale fa parte anche il nostro capitano Pistocchi, per tutti i sacrifici compiuti finora».

    Molto preoccupato per una situazione tutt’altro che incoraggiante il vice presidente del Città di Vigevano Andrea Sala. «Il fatto che le porte tornino aperte è un fattore sicuramente positivo. Il calcio dopotutto è uno sport tenuto in vita dal contatto diretto con il pubblico. Noi ci siamo attrezzati come meglio potevamo per far sì che chiunque metterà piede All’Antona, lo potrà fare in perfetta sicurezza. Tuttavia sono state richieste a tutte le varie compagini, competenze sempre più specifiche. Non si tratta solo di acquistare termometri digitali e disinfettanti. Ma di seguire per filo e per segno tutte le misure previste dal protocollo. Cosa molto difficile per delle società dilettantistiche, che a differenza di quelle professionistiche, non dispongono di grandi risorse economiche da cui poter attingere nel momento del bisogno. Abbiamo già sperimentato a nostre spese, cosa significhi gestire la positività al virus di un giocatore. Se malauguratamente ciò si dovesse ripetere, faremo in modo di non essere impreparati. Il giocatore in questione andrebbe in quarantena, come previsto anche dalle indicazioni dell’ATS. Mentre gli altri membri della rosa inizierebbero un periodo di auto osservazione. Confidiamo che in questo mese, la curva dei contagi possa rallentare. In modo che alcuni punti del protocollo possano essere rivisti e semplificati». Ci sarà ancora da combattere per porre fine a questa emergenza sanitaria. Ma dai campi di gioco, nessuno appare intenzionato ad arrendersi.

    Edoardo Varese

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