Mazzola, il racconto di un talento costruito

Sandro Mazzola, campione indimenticabile e protagonista di tante epiche sfide in maglia nerazzurra e in Nazionale ci ha lasciati. L’unica maglia da calciatore che Mazzola ha indossato come una seconda pelle è stata quella dell’Inter.

UN ALTRO CALCIO Era l’epoca dei giocatori simbolo. Il calcio della Serie A era ancora godibile e affascinava milioni di appassionati. Alle ore 14:30 palla al centro e fischio d’inizio. Le partite si giocavano in contemporanea. Le televisioni a pagamento e gli sponsor non avevano ancora “cannibalizzato” il gioco più bello del mondo e il VAR era soltanto nella fantasia di Spielberg. Sandro Mazzola entra nella leggenda accanto a suo padre Valentino, il fuoriclasse perito nella tragedia di Superga nel 1949 assieme alla squadra del grande Torino degli anni 40. Dopo la sciagura di Superga, la madre si trasferì nell’Hinterland milanese con i suoi due maschietti Sandro e Ferruccio, poco più che adolescenti. Ferruccio, sarebbe diventato calciatore e morì per una malattia incurabile nel 2013. Aveva 68 anni. Il talento di Sandro, classificato tra i più grandi calciatori del mondo, iniziò su un campetto dell’oratorio. Aveva 8 anni ed era già un fenomeno con la palla ai piedi. Dall’oratorio ai campi dei pulcini dell’Inter il passo è breve per il piccolo fuoriclasse. Fu Benito Lorenzi (detto “Veleno”) l’idolo nerazzurro dell’epoca e Giuseppe Meazza che formarono tecnicamente il giovane Mazzola nelle formazioni giovanili e poi in prima squadra. Siamo nei primi anni Sessanta e nasceva la mitica squadra di Helenio Herrera con il suo brand “Tacalabala”.

I SUCCESSI Dall’oratorio in prima squadra, dove trova compagni quali Facchetti, Jair, Picchi, Suarez, Corso. Mazzola fa il suo esordio in serie A il 10 giugno del 1961. Aveva 18 anni, la partita Juventus-Inter. Risultato finale 9/1 per i bianconeri. Il gol per l’Inter lo segna Sandrino Mazzola su rigore. Il presidente dell’Inter Angelo Moratti per protestare contro la Lega, colpevole di avere annullato (ingiustamente?) la vittoria dell’Inter contro la Juventus, manda in campo la squadra Primavera. Da quella partita in poi per Sandrino sarà un crescendo di successi. Primo grande trionfo nel 1964: Coppa Campioni contro il Real Madrid al Prater di Vienna, Mazzola segna il gol decisivo. In breve il suo palmares: 2 Coppe Campioni, 2 Coppe intercontinentali, 4 scudetti, il titolo di capocannoniere in serie A nel 1965. In Nazionale Campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo 1970. Giocò ben 17 stagioni con la sua amata Inter, disputando 565 gare ufficiali realizzando 158 gol. Sandro Mazzola e Marco Civoli sono stati i nostri splendidi narratori. Mazzola con Civoli hanno scritto un libro dal titolo “Ho scelto di stare davanti alla porta”.

Nel libro il campione si racconta e racconta la sua vita di calciatore e di un ragazzo che perde il papà all’età di 6 anni. Mazzola nel 2006 ha fatto parte della squadra di Rai Sport.

IL SOGNO DI VITALE L’episodio con il quale concludiamo questo ricordo sul campione gentiluomo, accadde durante il Mondiale 2006. Sede del ritiro degli Azzurri era Duisburg, ex città mineraria dove negli anni Cinquanta molti italiani provenienti dal nostro sud povero e dimenticato, andavano a cercare lavoro nelle miniere della Rhur. Uno di questi minatori si chiamava Giovanni Vitale. Il sogno della vita dell’ex minatore, interista da sempre, era quello di poter conoscere ed abbracciare il suo idolo Sandro Mazzola. Un giornalista ne parlò con Sandro et voilà: nella hall dell’albergo degli azzurri si consuma una delle scene più commoventi alla quale i colleghi al seguito della Nazionale assistettero quel giorno. Poco dopo nella hall apparve Sandro. Il signor Vitale gli si avvicinò e chiedeva se poteva abbracciarlo. Quei due rimasero a contarsela su e dopo una decina di minuti Vitale abbracciò di nuovo il suo Sandrino e continuando a piangere si allontanò dalla sua vista. Qualche settimana dopo, Marco Civoli e Sandro Mazzola racconteranno che «Il cielo è azzurro sopra Berlino». E poi ci sono altri divertenti episodi. Ricorda quando Helenio Herrera una sera lo svegliò alle due di notte per parlare di tattiche e ricordargli sempre di “Tacalabala”. Quella volta gli suggerì di fare Yoga in piena notte, nudo e possibilmente nella stagione fredda. «Tonifica i muscoli» gli disse e aiuta nel sesso. E poi? E poi Sandro ci racconta della famosa staffetta Mazzola-Rivera messa in atto dall’allenatore degli Azzurri Ferruccio Valcareggi in Messico 70. La partita Italia-Germania 4 a 3. «Ma quale staffetta, racconta Sandro. Quella notte mi fece visita la maledizione di Montezuma e passai la notte sul cavallobianco». Addio Sandrino. Ora, in Paradiso potrai giocare con tuo papà Valentino e il tuo fratellino Ferruccio.

Sergio Calabrese

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