Lacrime di sconforto, tristezza, ma anche dignità. Se è vero che arrivare in finale di Champions League richiede impegno, sacrifici e un lavoro non indifferente, è altrettanto vero che perdere subendo 5 reti è una sconfitta che difficilmente potrà essere dimenticata. Ma in chi ha visto (e raccontato) di persona una delle serate più nere della storia nerazzurra resta l’impressione di un gruppo grande anche nella sconfitta. Per Francesco Repice, storica voce di Radiorai e in telecronaca anche sabato da Monaco di Baviera, l’Inter «non è scesa in campo già battuta».
VOGLIA DI LOTTARE In molti, nei commenti postpartita hanno evidenziato che l’Inter contro il Psg è come se non fosse scesa in campo, ma Repice, che ha visto i ragazzi di Inzaghi soffrire, abbassare lo sguardo al momento del triplice fischio, non è d’accordo. «Non bisogna dimenticare che ci troviamo davanti a professionisti, a ragazzi che hanno dato tutto quello che avevano e forse di più per arrivare fino a questo punto. Nei loro occhi si leggevano voglia di lottare e di vincere, il desiderio di mettere le mani sulla quarta Champions League della storia dell’Inter. Si sono sottoposti a sacrifici importanti, hanno fatto rinunce. Contro il Barcellona hanno disputato una semifinale che resterà impressa nella storia di questa competizione. Non ho affatto colto un atteggiamento rinunciatario da parte dei nerazzurri».

LA RESA Non è stato il gol di Hakimi, arrivato al 12esimo, al termine di un’azione ai limiti della perfezione, a spegnere le speranze dei ragazzi dei nerazzurri, ma un recupero palla, in avanti, da parte di Barella. Perché al 20esimo, da un errore di uno dei giocatori chiave dell’Inter, è nato il 2-0 dei parigini. «Quello è stato l’episodio che dal mio punto di vista ha gettato i nerazzurri nello sconforto. È subentrata anche frustrazione, non tanto per il risultato, ancora recuperabile in fin dei conti, quanto più perché i ragazzi di Inzaghi vedevano che ai francesi riusciva ogni tipo di giocata, da quella più semplice e essenziale a quella più complicata. Penso sia naturale: il Psg era in vacanza da tre mesi, da quando ha vinto il campionato. L’Inter invece ha lottato fino all’ultima giornata di Serie A per lo scudetto, vinto poi dal Napoli. Con il trascorrere dei minuti il Psg ha preso completamente il sopravvento».
ONORE AI VINCITORI Vincere è facile, ma la forza di una squadra si vede durante le sconfitte. Al momento del triplice fischio e della premiazione Repice coglie un elemento particolare, da cui ripartire per costruire un nuovo ciclo: «La frustrazione per la sconfitta penso che in parte sia stata cancellata nel momento in cui l’Inter ha scelto di rimanere in campo e assistere ai festeggiamenti dei campioni d’Europa. È un modo per riconoscere la superiorità dell’avversario, ma allo stesso tempo per costruire le basi di un nuovo inizio». Sapendo che le altre sono pronte a competere, il Napoli con Conte, il Milan con Allegri, la Roma con Gasperini, la Lazio a Sarri, la Juve con Tudor e l’Inter per Repice «dovrà introdurre grandi cambiamenti. Trovare un sostitututo di Inzaghi non sarà semplice, soprattutto se consideriamo tutto quello che ha ottenuto dalla squadra. Un gruppo unito, che è sempre riuscito a rialzarsi da ogni situazione e difficoltà. Non so se l’Inter tornerà subito a vincere, ma i tifosi devono essere grati per le emozioni che hanno vissuto in questi anni».
Edoardo Varese

