La comunità di Cassolnovo ha vissuto un momento importante della propria vita che non si vedeva dal 2005: sabato 28 e domenica 29 giugno si è celebrata la solenne e straordinaria traslazione delle reliquie di San Defendente, protettore dei cassolesi. L’evento, solitamente previsto ogni venticinque anni, è stato anticipato quest’anno in occasione del Giubileo.

SACRIFICIO Il clou degli eventi si è svolto il 28 e il 29 giugno: sabato sera le reliquie di San Defendente sono state traslate solennemente dalla chiesa di San Giorgio alla chiesa parrocchiale. Uno spettacolo unico e suggestivo: una fiumana di gente ha accompagnato l’urna del santo martire, insieme al clero, alle istituzioni, alle associazioni e a quasi un centinaio di cassolesi che, a turno, hanno portato a spalla la teca di San Defendente. Nell’omelia all’arrivo in parrocchia, mons. Angelo Croera ha sottolineato come il culto dei martiri non sia qualcosa del passato:
Ancora oggi, nel mondo, tante persone vengono uccise a causa della fede cristiana. La devozione al santo martire Defendente deve ricordare a tutti l’importanza del sacrificio di tanti cristiani dei nostri tempi e la necessità di una testimonianza di fede forte e autentica da parte di ciascuno.
IL CARDINALE CANTONI Domenica 29 giugno, Cassolnovo ha accolto il cardinale Oscar Cantoni, vescovo di Como. Dopo l’accoglienza in piazza, si è tenuto il solenne pontificale presieduto dal Cardinale, con la presenza del vescovo di Vigevano, mons. Maurizio Gervasoni. Nell’omelia, il Cardinale ha condiviso una profonda riflessione sulla figura di San Defendente, sottolineando il legame vivo e affettuoso che la comunità nutre verso il suo patrono: «Un’amicizia vera, fatta di fiducia e confidenza, che diventa canale privilegiato attraverso cui il Signore Gesù parla e si rende vicino». In occasione della celebrazione, e per il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale, la comunità ha donato al cardinale Cantoni una mitria, in ricordo della giornata. Alla sera, le reliquie di San Defendente hanno lasciato la chiesa parrocchiale per far ritorno “a casa”, nella chiesa di San Giorgio, sempre accompagnate da una grande partecipazione di popolo.
IL DONO Domenica 6 luglio si sono celebrate le messe solenni in onore di San Defendente: la messa delle ore 10 è stata presieduta da mons. Gervasoni, con la partecipazione delle autorità. In tale occasione, anche al Vescovo è stata donata una mitria. Durante la celebrazione, si è festeggiato anche il diacono Alberto Ascani, nel trentesimo anniversario della sua ordinazione diaconale. Lunedì 7 luglio, infine, padre Marco Dondi ha celebrato la Messa in suffragio dei defunti, ricordando il venticinquesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale. La prossima traslazione sarà nel 2030, in occasione del 250° anniversario dell’arrivo delle reliquie di san Defendente a Cassolnovo.





«Non vergogniamoci dell’amicizia con Cristo»
«San Defendente è una persona a voi realmente vicina a cui siete legati con uno speciale vincolo di unità, un messaggero speciale attraverso cui il Signore Gesù vi raggiunge e vi parla», così inizia l’omelia per san Defendente del cardinale Oscar Cantoni.

BUONI MAESTRI «I santi – ha ricordato il Cardinale – sono maestri da ascoltare, modelli da imitare, intercessori da invocare. Ma soprattutto, sono amici che ci aiutano a mettere Gesù al centro della nostra esistenza. Citando Papa Francesco, ha invitato tutti a non vergognarsi dell’amicizia con Cristo, ad avere il coraggio di testimoniarlo con gioia e coerenza». Seguendo l’esempio di San Defendente, martire delle origini cristiane, il Cardinale ha esortato a vivere contro corrente, «distinguendosi dallo stile mondano che domina la società».
Essere cristiani autentici – ha detto – significa non temere il giudizio del mondo, ma lasciarsi guidare da un modo di vivere alternativo, conforme al Vangelo.
TU SEI IL CRISTO «La fede – ha continuato – trasforma radicalmente il cuore e le relazioni: l’altruismo sostituisce l’egoismo, l’amore vince l’odio, il perdono spezza la vendetta, la solidarietà supera l’individualismo, la misericordia spegne ogni violenza». Da qui l’invito a non limitarsi a dirsi cristiani, ma a esserlo davvero, come suggeriva un Padre della Chiesa: «È meglio vivere da cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo». Il Cardinale ha infine richiamato il valore dell’unità nella comunità, che si prende cura di tutti senza escludere nessuno. L’amore fraterno, ha ricordato ancora con le parole di Papa Francesco, è il segno più credibile della nostra appartenenza a Cristo: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri». La professione di fede dell’apostolo Pietro – «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» – diventa così, per ogni credente, non solo una verità da proclamare, ma una testimonianza da incarnare nella vita quotidiana, sostenuti dall’amicizia con San Defendente e resi forti dall’amore di Gesù.
don Paolo Butta


