Procedono a ritmo serrato le proposte del comitato “La Mortara che vorrei”, che nelle scorse settimane aveva lanciato un appello per il recupero della chiesa sconsacrata di San Dionigi attraverso la campagna del Fondo ambiente italiano “I luoghi del cuore”. Presidente del comitato, ideale proseguimento dell’associazione “No ai fanghi in Lomellina”, è Luana Ghirello, affiancata dal vice presidente Piero Gabriele Pezzoli, dal segretario Adriano Arlenghi, dal tesoriere Claudia Bandiera e dai consiglieri Carlo Vandone, Giovanna Zoia e Valentina Epis. Elena Puleo segue i rapporti con la stampa e Alessandra Torquato le reti sociali.
«Crediamo sia giunto il momento – dichiarano i soci del comitato costituito in marzo – per chiedere al sindaco di Mortara di interpellare il curatore fallimentare dell’area posta alle spalle dell’Abbazia di Sant’Albino e di concerto la Sovrintendenza alle Belle Arti, per chiedere ai proprietari di impegnarsi per salvaguardare la finestra del ‘400 che impreziosisce una facciata dell’edificio prima che il tempo, trattandosi di mattoni a vista, lo distrugga definitivamente: valutando in alternativa l’autorizzazione a poterla asportare per ricomporla in altro sito».
Ma non basta. Il comitato sta infatti studiando una lettera destinata alla direzione dell’azienda Sit di Mortara/Viadana per chiedere di valutare e conoscere l’eventuale interesse a creare in città con propri finanziamenti, un museo chi parli dell’importanza del legno e delle diverse fasi della sua lavorazione. «Un bene prezioso, il legno, dal’aziendai prodotto da decenni, con una mission tra l’altro di particolare attenzione all’ambiente e con l’assunzione dei valori degli obiettivi del millennio. Noi sappiamo che le imprese oggi producono beni di consumo ma anche relazione tra territori e spazi di produzione. I Musei di impresa oggi sono decine nel nostro Paese, raccontano l’evoluzione della creatività industriale italiana e aderiscono ad Assolombarda ed a Confindustria. Musei che sono a tutti gli effetti beni culturali, in quanto ci parlano della capacità di innovazione dell’industria italiana e della creatività del saper fare italiano. Un museo del legno sarebbe dunque motivo di vanto per la nostra città».
Davide Zardo

