Mede, i “tesori” della Stanza di Andrea

Animali di peluche che sembrano veri, cilindri e tamburi con sassolini che riproducono il suono del mare o della pioggia, uno schermo con immagini della natura, luci colorate e soffuse e musiche rilassanti.

IL METODO SNOEZELEN Elisa Pandiani è la direttrice della scuola per l’infanzia della Fondazione Istituzioni Riunite in via Gramsci, a Mede. Qui si trova la “stanza di Andrea”, basata sul metodo Snoezelen e inaugurata nel 2024 grazie all’associazione “Ricordando Andrea”, costituita in memoria di Andrea Paraporti (morto a 17 anni nel 1991 in un incidente stradale) che da piccolo aveva frequentato l’asilo.

La Snoezelen – spiega Elisa Pandiani – è una terapia originariamente fondata in Olanda nel 1970 per le persone con disabilità cognitive e di sviluppo che consiste nell’offrire un’esperienza ipersensoriale all’interno di un ambiente controllato, adattando semplicemente l’illuminazione, l’atmosfera, i suoni e la consistenza tattile.

É facile far entrare i bambini nella “stanza di Andrea”. Il difficile è farli uscire, al termine dell’ora dedicata a questa attività. Un vero e proprio lavoro (ma loro non se ne rendono conto) che li impegna, ad esempio in calcoli matematici sugli insiemi in una gara di pesca, dividendo le conchiglie dai granchietti, gli oggetti rossi da quelli azzurri, e così via. Oppure diventano architetti, progettando città con figure geometriche translucide; agricoltori che creano fattorie con animali, sindaci o vigili urbani che decidono la segnaletica sulla strada per arrivare a scuola. Il tutto con plastici dettagliatissimi, realizzati con figurine di carta o con pupazzetti di plastica.

IL SESTO SENSO E poi ci sono sfere luminose, matasse di stoffa, essenze profumate: tutto quello che serve ad affinare i cinque sensi. E forse qualcosa in più: quell’intuizione e quella sensibilità che rendono i bambini ricettivi all’apprendimento, soprattutto se basato sull’esperienza del gioco. «Nell’aula Snoezelen – continua la direttrice – i bambini entrano senza scarpe (le pareti e il pavimento sono imbottiti) e imparano giocando. Abbiamo amache, tavoli luminosi, bambole sensoriali, il cane robot Willy. Tutti accessori continuamente “in divenire”, che acquistiamo anche grazie a donazioni». Le sedute seguono il ciclo delle stagioni con giochi ed esperienze a tema: in autunno le foglie da calpestare, a dicembre fasci di luce rossa e racconti natalizi, in primavera il ronzio delle api, in estate lo scorrere di un ruscello. «Questo metodo – conclude Elisa – è raccomandato anche per gli adulti nel caso di trattamento delle demenze e prevenzione da burnout. Il mio invito è di venire a visitare la “stanza di Andrea”, ne vale la pena. Il suo benessere è contagioso e aumenta la qualità della vita». Ma la stanza di Andrea è soprattutto un luogo di rinascita e di ricordo attivo, dove ogni momento trascorso è un tributo a chi non c’è più.

Davide Zardo

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