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Inizia il nuovo anno scolastico e cambiano le regole per la gestione dei casi di coronavirus in classe.
Dal 1° settembre le mascherine e il distanziamento non sono più obbligatori e si può andare a scuola in presenza di sintomi blandi.
Si passa da una strategia di contenimento dei contagi a una di mitigazione in cui «la scuola si inserisce nel contesto più ampio della comunità, per cui le misure applicate in ambito scolastico […] devono tenerne conto ed essere preferibilmente omogenee con le misure previste in ambito comunitario», come scrivono l’Iss, il Ministero della salute e dell’Istruzione nelle “Indicazioni strategiche ad interim” pubblicate lo scorso 5 agosto per primo e secondo ciclo e l’11 agosto per l’infanzia. Del resto lo scorso 31 marzo è scaduto lo stato di emergenza e da tempo la scuola sembrava un mondo a se stante, in cui vigevano misure non più applicate altrove.

NUOVA VITA Si tratta di fatto del ritorno a una “nuova normalità”, in cui col coronavirus occorre sempre confrontarsi, ma almeno in partenza senza metterlo al centro dell’attività didattica. Le nuove parole chiave sono «preparazione» e «prontezza» perché nel documento approvato si prevedono due livelli di misure, un primo che rispecchia l’attuale situazione epidemica e che non richiede un’allerta massima, e un secondo che scatterà nel momento in cui il quadro dovesse tornare a essere emergenziale. Perciò niente più obbligo di mascherine e distanziamento di un metro in aula, ma occorre continuare a insistere su igiene delle mani e respiratoria (continuerà a esserci il gel igienizzante) e chi vorrà potrà ancora indossare i dispositivi di protezione individuale, che saranno raccomandati per i soggetti a rischio tanto tra gli studenti quanto nel personale scolastico (qui l’indicazione è di usare una Ffp2). Importante garantire un frequente ricambio d’aria e una sanificazione periodica – che diventa straordinaria in presenza di un caso positivo – continuerà il tracciamento.

BUONA CONDOTTA Si tratta di norme che servono anche ad attenuare la diffusione di altre patologie virali, non solo il Sars-CoV-2, ma come comportarsi in presenza di sintomi? Se c’è febbre (più di 37.5°C) o in presenza di un tampone positivo si sta a casa, così come se si presenta una sintomatologia importante con forti tosse e raffreddore, vomito, diarrea, perdita del gusto o dell’olfatto, forte mal di testa. Tuttavia – ed è la novità che dà il segno del cambiamento di strategia – se i sintomi sono blandi e se non c’è febbre si può andare a scuola. Per quanto riguarda il rientro in classe di chi è risultato positivo, i vaccinati con tre dosi o con ciclo primario completato da meno di 120 giorni possono tornare presentando un tampone negativo dopo 7 giorni, di cui gli ultimi 3 senza sintomi, tutti gli altri sempre con un test negativo, ma dopo 10. I contatti stretti, come ad esempio i compagni, continuano a seguire le lezioni e sono sottoposti ad autosorveglianza (controllo dei sintomi) per 10 giorni, con obbligo di mascherina Ffp2 e test all’insorgere di sintomi.
Gds

