Lentezza, burocrazia, strumenti ordinari per gestire una sfida eccezionale, forse unica, che in Lomellina potrà provocare la chiusura di una quota tra il 30 e il 40% delle attività artigianali e dei servizi alla persona. Questa è la stima che Confartigianato imprese Lomellina ha formulato e queste sono le criticità che il presidente Luigi Grechi identifica come le più gravi nei provvedimenti sin qui adottati dal governo. E non nega la delusione per la cosiddetta “fase 2”: «C’è una grossa perplessità da parte del nostro mondo, tutta una serie di attività di servizi alla persona si vedono ancora ferme, senza prospettive fino al 1° giugno e con un grande disagio». Grechi annota soprattutto la mancanza di interventi tangibili, in quanto «al di là del documento di lunedì, manca il famoso “decreto aprile”, ormai siamo a fine mese e si tratta di un passo fondamentale per le attività che sono chiuse. Si dovrebbero prevedere prolungamento della cassa integrazione e sostegno a chi ha perso fatturato e ha visto l’attività bloccata». Invece, continua, «ancora ieri sera è stato detto “sono allo studio misure”, “nel prossimo decreto faremo”, però non vediamo niente di concreto. A oggi alcune casse integrazioni non sono state erogate e alcuni dipendenti iniziano ad avere un disagio socio-economico importante. Le banche non hanno dato finanziamenti diretti. Il tempo non è una variabile indipendente: servono meno conferenze stampa, più documenti scritti. Si parli con gli atti e non con le interviste e gli annunci».

LO STUDIO Confartigianato ha preso in esame le prospettive delle attività lomelline, in un documento che è stato pubblicato questa settimana e che segnala come tra un terzo e poco meno della metà delle imprese potrebbe scomparire. «Credo non si stiano rendendo conto che questa è una crisi epocale – argomenta Grechi – Davvero nulla sarà più come prima». E alla luce dell’emergenza senza precedenti nella storia dell’Italia repubblicana, si attendevano provvedimenti più coraggiosi, come «finanziamenti diretti a fondo perduto» che consentissero alle attività di non esporsi ulteriormente:
Un imprenditore può decidere di chiudere piuttosto che indebitarsi, perché il debito lo sto facendo io e non lo Stato, che al limite lo garantirebbe. Aspettiamoci che molti imprenditori gettino la spugna piuttosto che assumersi il rischio in un momento così. Tanti penseranno che sia meglio liquidare le loro posizioni e aspettare tempi migliori
IL SENTIMENTO DEL TEMPO L’Italia agli occhi di Confartigianato rischia di essere inadeguata rispetto al nuovo mondo in cui dovrà muoversi. «La burocrazia – argomenta Grechi – era già un tarlo, ora è diventata un peso inaccettabile, da gap si è trasformata in un rischio mortale». Tanto che secondo il presidente degli artigiani è responsabilità delle scelte del governo se alcuni aiuti non arrivano e sono in ritardo: «Si imputa alla Regione una responsabilità per la cassa integrazione in deroga, ma non voglio dare a loro alcuna responsabilità, la Lombardia deve gestire almeno il 60% delle pratiche da elaborare in Italia. Usando misuro burocraticamente uguali alle situazioni ordinarie si rende tutto più farraginoso, sarebbe bastato usare regola straordinarie». Stesso discorso per i finanziamenti, in quanto «le banche si sono trovate a dover gestire una responsabilità assegnata dal governo. Hanno dovuto organizzare i propri uffici, anche perché si parla di migliaia e migliaia di imprese, con i bancari che, di nuovo, si trovano a rispondere a un evento eccezionale con procedure ordinarie».
Giuseppe Del Signore

