La fine del 2025 si associa all’inizio del “semestre bianco” per Vigevano: in primavera si voteranno le amministrative e per Andrea Ceffa è il momento di tracciare un bilancio del suo primo mandato. L’Araldo lo ha incontrato per una chiacchierata da cui sono nati questa intervista e una puntata speciale del podcast “Good Morning Lomellina” che sarà in onda lunedì 29 dicembre.
Sindaco, come vive questo periodo?
Ci arriviamo dopo un periodo di difficoltà, ma con grande soddisfazione perché, se guardo il mio programma di mandato, sono stati raggiunti sostanzialmente ottanta, ma anche di più, dei punti che erano la proposta ai cittadini
Quali sono le iniziative con cui si chiuderà il mandato?
«Un iter ancora in corso e molto importante per lo sviluppo della città è il Pgt. Noi andremo in adozione il 30 gennaio, poi ci sono dei tempi tecnici che vanno dai 90 ai 120 giorni, quindi dipende molto da quando saranno le elezioni. Chiudere tutto il percorso, con anche l’approvazione dopo le osservazioni, sarebbe un’importante risultato per la città»
Ripensando a questi cinque anni, qual è il momento chiave?
«Sono stati cinque anni difficili, soprattutto per il famoso 30 novembre, che poi ha condizionato anche tutto il prosieguo del mandato. È stato un momento chiave e negativo. Però ci sono stati molti più punti positivi, a partire da quando ci sono stati assegnati tantissimi progetti Pnrr. Un altro momento chiave è quando siamo rientrati nel finanziamento di 17 milioni di euro di Regione Lombardia, da cui inizialmente eravamo esclusi, tutti progetti che adesso stanno atterrando e stanno dando i loro frutti, che si vedranno nei prossimi anni».

Ha fatto riferimento a quella che è la “congiura di Sant’Andrea” del 2022, con le dimissioni dei consiglieri di minoranza e di parte della maggioranza. Qual è il rammarico più grande rispetto a questo snodo che ha bloccato l’azione amministrativa?
«Non direi che l’ha bloccata, nonostante una situazione complicata e nonostante quanto accaduto dal punto di vista giudiziario, con la mia assenza per sei mesi, credo, anche se sono di parte, che sia stata una delle più efficaci in termini di progetti portati a casa degli ultimi vent’anni. Ricordo che il 30 novembre è arrivato dopo un anno e mezzo di Covid, che ha caratterizzato la prima parte del mandato. Abbiamo però lavorato in quell’anno e mezzo per recuperare e vincere tutti i bandi di finanziamento. Certo, quel 30 novembre è avvenuto un po’ come un fulmine al ciel sereno, non c’erano stati mal di pancia, avvisi, crisi di giunta e situazioni che di solito portano poi a situazioni di questo tipo, è sembrata quasi studiata apposta come un colpo di teatro. Col senno di poi si potrebbe dire che, anche dopo aver avuto ragione da parte del Prefetto rispetto alla non decadenza del Consiglio, probabilmente sarebbe stato opportuno dimettersi e riandare al voto. In quel tempo però avevo fatto due considerazioni. Una, sugli interessi della città: bisognava concludere gli iter per i finanziamenti e non si poteva perdere l’opportunità del Pnrr. L’altra le elezioni regionali, che comunque in quel momento avevano un’influenza rispetto a una permanenza dell’amministrazione».
Una delle conseguenze della congiura è stata anche l’indagine che la riguarda. I sei mesi di misura cautelare in che modo la segnano oggi?
«Mi hanno segnato in maniera profonda, soprattutto per quello che riguarda la mia persona, la mia famiglia, anche il rapporto con gli altri. Ti insegnano a capire chi ti sta più vicino, chi lo è meno, chi magari lo è stato, ma per paura, lo posso capire, si è tenuto un po’ a distanza. Ti porta ad avere più forza nell’affrontare anche poi l’iter processuale, dove c’è sempre un processo nel quale devi comunque dimostrare l’innocenza, di cui sono convinto.
Ti aiuta inoltre a leggere certi mal di pancia politici e a comprendere che si basano spesso su inezie, perché le cose importanti sono altre.
Un sindaco si sente solo?
«Il sindaco non è che si sente solo, il sindaco è sempre solo, ma questo anche prima della vicenda che mi ha toccato l’avevo avvertito e dopo ancor di più. Perché comunque il sindaco spesso rimane solo nel prendere l’ultima decisione. Un’altra questione non di poco conto, che è successa durante il mio mandato, è il 27 agosto del 2023, la grande tempesta che ha creato dei danni inimmaginabili. Dovevi agire, prendere decisioni, certo ero aiutato, però la responsabilità poi è sempre in capo al sindaco come anche in tante situazioni particolari che riguardano i minori, aspetti sociali o temi su cui la politica prende posizione, ma poi lascia al sindaco il compito di assumersi la responsabilità. Ecco mi sono sempre preso tutte le responsabilità anche nei momenti difficili, forse, se faccio autocritica, anche quando avrei potuto non farlo e quindi lasciare che le responsabilità fossero anche distribuite uniformemente su chi lavora assieme a me».
A volte un sindaco si trova a rispondere anche di cose che non ha fatto e, se lo avessero consultato, avrebbe evitato di fare. Forse un caso recente a Vigevano è la sospensione della Ztl nelle domeniche “natalizie”.
«Ma sì, non sono un talebano della Ztl, era nel programma di mandato e di fatto già c’era, noi abbiamo attivato le telecamere e il sanzionamento automatico, rendendo inoltre Piazza Ducale isola pedonale. Ovviamente in fase di partenza ci sono stati dei problemi, ma di natura amministrativa: questo è un esempio, no? La colpa va al sindaco, ma è evidente che il sindaco dà delle linee guida e che l’applicazione è amministrativa. Sono convinto che la maggior parte dei cittadini in realtà ne abbia tratto vantaggio e sia contenta di questa soluzione, ha creato dei disagi, me ne rendo conto e mi dispiace, ai residenti, ma in tutte le città che cercano una vocazione turistica c’è una Ztl, non è un’invenzione del comune di Vigevano, anzi Vigevano ci è arrivata molto più tardi rispetto ad altre città. Io vorrei una Ztl attiva con sistema di sanzionamento ma con zero multe,
perché lo scopo era preservare il valore del centro storico e di piazza Ducale, il bene più importante della nostra città
Qual è il ricordo più bello di questi cinque anni da sindaco?
«Certamente il giorno in cui sono stato eletto, poi i tanti finanziamenti, ma devo dire anche i tanti eventi che questa città è stata capace di conquistare perché abbiamo avuto tanti eventi come la nazionale di pallamano, la nazionale femminile di basket, i concerti al palazzetto, il fatto che il palazzetto sia ripartito, sportivamente anche i successi nel basket, nel calcio e in tanti altri sport. Ancora il vedere partire tanti progetti su immobili che erano abbandonati da tanto tempo: il Fateci Spazio, palazzo Riberia, la nuova Carducci, il rifacimento del Regina Margherita. Io mi ero proposto di rigenerare e cambiare sostanzialmente la città, quando vedi la luce di questi progetti ti ripaga di sforzi, sacrifici, difficoltà»
La pallamano, visti i trascorsi sportivi, è un ricordo personale.
«Sì, sono legato alla pallamano da più di vent’anni di attività e quindi ritrovarmi con la nazionale al Palaelachem nel ruolo di sindaco è stato particolare. Un altro esempio personale è il Negrone, a cui sono affezionato perché lì ho fatto le scuole medie, mantengo ancora un rapporto particolare con i padri dottrinari e nello specifico con padre Giorgio (Levorato, ndr); vedere che, nel mio ruolo di sindaco, assieme al Vescovo e alla Diocesi, si è arrivati a far ripartire una struttura a me così cara, fa molto piacere»
Di recente a Sant’Ambrogio ha parlato della figura dei sindaci come parroci laici e ha anche citato quelli che sono un po’ i valori della figura del sindaco. L’esperienza dei domiciliari di questo processo l’ha fatta anche riflettere criticamente su come ha interpretato questi valori?
«Una riflessione c’è stata, dal punto di vista del credere in questi valori perché ho sempre operato con questo spirito e vedere che poi ti capita una cosa che non avresti mai immaginato potrebbe farti vacillare. Invece credo che il riaffermare questi valori sia ancora più importante adesso, perché sono convinto che mi abbia dato la forza per resistere e perché sono convinto che per amministrare bene bisogna far leva su questi, se si vuole agire nel rispetto del bene comune. Certo, a chi legge in questo momento può sembrare non dico falso, ma un po’ strano, perché sono toccato da una vicenda in cui mi si accusa di averli contraddetti questi valori,
però io sono fermamente convinto della correttezza del mio operato.
Ha annunciato di voler correre per un secondo mandato, ma con un certo understatement, quasi come se si trattasse di una “candidatura riluttante”.
«L’entusiasmo c’è, non solo per tagliare i nastri dei progetti avviati ma perché ci sono grandi contenitori come Castello, Macello, Colombarone che richiedono un arco temporale di almeno dieci anni pe essere affrontati. Non c’è riluttanza da parte mia; certo questi ultimi anni mi hanno colpito e non possono lasciarmi, non dico intimorito perché non ho certo paura a continuare ad assumere delle responsabilità, ma ferito. Non ti toglie l’entusiasmo, ma ti dà una fatica interiore. È anche vero che il desiderio di poter completare l’azione amministrativa per me è importante, dieci anni è il periodo giusto per lasciare il segno, poi se non sarò riconfermato, penso che il tempo sia galantuomo e permetterà alla città di vedere opere realizzate per più di 40 milioni e che rimarranno nel tempo».
Qual è l’augurio che rivolge ai vigevanesi, è una cittadinanza che ha bisogno di ritrovare un senso di comunità più forte?
«Sì, ma questo penso sia un problema comune, anche legato alla criminalità, alla devianza e al timore di molti cittadini di muoversi in città. È un sentire diffuso non solo qui, l’errore da non fare è chiudersi sempre di più, al contrario occorre ritrovare fiducia anche di fronte all’incertezza economica e a un contesto internazionale di guerre che incidono anche nella quotidianità. Il mio augurio è di riuscire a ritrovare la serenità e quel senso di comunità che ci consente di vincere tutti assieme, perché il futuro della città non lo decide solo l’amministrazione, tutti devono essere partecipi».
Giuseppe Del Signore




