Cinque anni per Andrea Ceffa, ex sindaco di Vigevano, l’ex consigliera comunale Roberta Giacometti, Alessandro Gabbi e Matteo Ciceri, ex dirigenti di Asm Vigevano. Quattro anni per Angelo Ciocca, ex europarlamentare della Lega, e l’imprenditore Alberto Righini, già presidente provinciale dell’Ance (l’associazione dei costruttori edili). È questa la pesante richiesta di condanna avanzata oggi, 13 ottobre, dalla Procura di Pavia a conclusione della requisitoria nell’ambito del processo sul presunto sistema di corruzione e condizionamento politico a Vigevano. Un’inchiesta che muove i suoi passi da quello che nelle cronache giudiziarie è ormai passato alla storia come il tentativo della “congiura di Sant’Andrea”, un’intricata manovra politica e finanziaria esplosa due anni fa e arrivata ora al suo snodo decisivo in aula di tribunale.
LA SVOLTA DEL 30 NOVEMBRE Per capire la genesi dell’inchiesta occorre fare un passo indietro al 30 novembre 2022, giorno dedicato a Sant’Andrea. In quella data, l’opposizione e una componente dissidente della maggioranza tentarono di provocare il crollo immediato della giunta guidata dal primo cittadino leghista Andrea Ceffa. La strategia prevedeva la rassegnazione contemporanea delle dimissioni da parte di 13 consiglieri comunali (9 di minoranza e 4 di maggioranza): un quorum sufficiente a far decadere l’assise cittadina e a portare al commissariamento del Comune.L’operazione, orchestrata non solo per dinamiche locali ma anche per depotenziare la leadership territoriale della Lega in vista delle imminenti elezioni regionali lombarde del 2023, fallì all’ultimo istante a causa del ripensamento e del ritiro della firma da parte di un consigliere.
DO UT DES E PRESSIONI Quel fallito blitz portò l’attenzione della Procura di Pavia e dei Carabinieri a posarsi su quanto accaduto dietro le quinte del Municipio. Gli accertamenti degli inquirenti svelarono un doppio binario illecito: da un lato le manovre per far cadere l’amministrazione, dall’altro le contromosse per salvarla.I tentativi di far crollare la giunta: Secondo le tesi dell’accusa, per convincere alcuni consiglieri di maggioranza a firmare la sfiducia sarebbero state effettuate promesse di denaro. In questo filone si inseriscono le figure dell’ex eurodeputato leghista Angelo Ciocca e dell’imprenditore Alberto Righini, accusati di aver tentato di condizionare gli equilibri d’aula.
IL RUOLO DI ASM Per neutralizzare il rischio di sfiducia e garantirsi la maggioranza, il sindaco Andrea Ceffa si sarebbe adoperato per assicurarsi il sostegno decisivo della consigliera Roberta Giacometti. Secondo la ricostruzione dei PM, la contropartita consisterebbe nell’assegnazione di una consulenza professionale fittizia o ampiamente sovrappesata erogata da ASM Vigevano (l’azienda municipalizzata cittadina) a beneficio della consigliera, attraverso presunti prestanome. Un’operazione alla quale avrebbero prestato il proprio apporto i vertici della stessa municipalizzata, Alessandro Gabbi e Matteo Ciceri.
GLI ARRESTI Il quadro ricostruito dagli inquirenti portò, nel novembre 2024, all’esecuzione di una serie di misure cautelari ai domiciliari per il sindaco Ceffa e altri protagonisti della vicenda, determinando una bufera politica senza precedenti per l’amministrazione vigevanese.Con le richieste formulate oggi dal Pubblico Ministero, il processo entra nella fase finale. La parola passerà ora alle difese per le arringhe conclusive, in attesa che i giudici del Tribunale di Pavia pronunciarono la sentenza di primo grado.
Adriano Agatti

