Gli ex dipendenti di Moreschi senza stipendi da tre mesi

«Tre mesi di stipendi arretrati: ci sono tante famiglie che fanno fatica ad andare avanti. Chiediamo che ci venga riconosciuto ciò che ci è dovuto». La testimonianza è di Sergio Currao, uno dei 59 dipendenti della Moreschi ritrovatisi senza lavoro a seguito della chiusura dello storico calzaturificio vigevanese.

ARRETRATI «Dobbiamo ancora percepire gli stipendi di marzo, aprile e di una parte di maggio – sottolinea Sergio Currao – ci siamo visti costretti a rivolgerci ai sindacati e agli avvocati. Due settimane era stata proposta la conciliazione ma chiaramente l’abbiamo rifiutata. Speriamo di ottenere il nostro, né più né meno di quello che ci spetta». Stipendio, Tfr e

un incentivo, perché nel momento in cui abbiamo ricevuto la lettera di licenziamento abbiamo dovuto rinunciare all’impugnazione del licenziamento. Quando eravamo ancora in azienda non avevamo nemmeno l’occorrente per lavorare. La situazione è questa, è nera per non dire di peggio. Siamo disoccupati, in attesa di una nuova occupazione.

SENZA FUTURO Trovare un nuovo lavoro, dopo aver esercitato per tanti anni nel settore calzaturiero, non è però così immediato. Il settore della scarpa, a lungo vanto di Vigevano, è ormai incorso in un declino sempre più inevitabile. «Stiamo facendo dei percorsi di ricollocamento attraverso i centri per l’impiego, però è chiaro che da parte loro non possano promettere niente – sottolinea Currao – le calzature a Vigevano o sono in cassaintegrazione o comunque si ritrovano sull’orlo della chiusura. E’ da 36 anni che lavoro con le scarpe, quindi mi ritrovo costretto a ricostruire tutto in vista del futuro. Servendomi della disoccupazione riesco a sostenere dei corsi di formazione e di aggiornamento gratuiti e liberi, ma la mia situazione così come quella dei miei ex colleghi non è delle migliori, anzi è veramente allarmante e siamo realmente preoccupati per il futuro». Lo scorso 4 maggio sindacati e vertici aziendali avevano siglato in Regione un accordo complessivo sui licenziamenti, ma anche sul versamento delle spettanze arretrate, tra cui Tfr e fondi integrativi. A oggi però nessun dipendete si è visto riconoscere alcuna mensilità arretrata, tanto che i sindacati stanno trattando la questione per vie legali.

I SINDACATI «I dipendenti non hanno ricevuto nulla di quello che era stato pattuito – rende noto Marina Ponta, sindacalista della Cgil – ora stiamo cercando insieme ai nostri legali di porre fine a questa farsa. Si sta giocando con la vita delle persone, senza dimenticare che ora dovrebbero prendere anche la quota di liquidazione. Abbiamo dato ai lavoratori di prendere parte a dei corsi e percorsi di reinserimento. Come sindacati ci siamo impegnati a mettere in gioco le nostre conoscenze per capire le esigenze dei lavoratori. Abbiamo cercato di fare il possibile per loro, perché capiamo perfettamente la situazione di grande disagio che stanno attraversando sia loro, sia inevitabilmente le loro famiglie».

Edoardo Varese

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