Il Milite Ignoto diventa (anche) vigevanese. Con il voto favorevole del consiglio comunale, dalla serata dello scorso 3 novembre l’anonimo soldato, sepolto all’Altare della Patria di Roma e simbolo dei caduti italiani di tutte le guerre, è ufficialmente un cittadino vigevanese onorario: un riconoscimento (comune a quello tributato da tante altre città del Belpaese) che arriva nei 100 anni dalla tumulazione del corpo nel sacrario capitolino e che ha visto l’amministrazione ducale aderire all’iniziativa di Anci per commemorare il Milite in questo importante anniversario.
Tutto nasce da una proposta del Gruppo delle Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia in vista dell’approssimarsi della ricorrenza del centenario della traslazione del Soldato Sconosciuto all’Altare della Patria: il gruppo si è rivolto dunque all’Associazione Nazionale Comuni Italiani per promuovere il conferimento della cittadinanza onoraria al “Milite Ignoto” da parte di ciascuna civica amministrazione d’Italia, formulando l’auspicio che «così come, cento anni fa, gli sforzi effettuati per fare in modo che quel Soldato, voluto come “di nessuno”, potesse in realtà essere percepito come “di tutti”, al punto da trasformarsi nella sublimazione del sacrificio e del valore dei combattenti della prima guerra mondiale e successivamente di tutti i Caduti per la Patria, oggi è giunto il momento in cui, in ogni luogo d’Italia, si possa orgogliosamente riconoscere la “paternità” di quel caduto».

La storia del Milite Ignoto affonda le sue radici nell’orrore che fu la Grande Guerra, che vide oltre 600mila giovani partire per combattere in trincea e mai più fare ritorno alle proprie case. Nel 1921, dando seguito alla proposta del colonnello Giulio Dohuet, fu approvata la legge per l’istituzione della giornata del 4 novembre, durante la quale un anonimo soldato sarebbe stato sepolto all’Altare della Patria, in memoria dei combattenti della Prima Guerra Mondiale. Rimaneva da stabilire quale, fra i tanti morti senza nome caduti durante il conflitto, sarebbe stato scelto come loro simbolo: allo scopo, fu istituita un’apposita commissione, composta da soldati decorati, che si mise subito al lavoro. Mucchi di pietre, croci senza nome, fosse anonime in cimiteri militari: da Rovereto a Monte Ermada, erano questi i posti setacciati dalla commissione per cercare i corpi di soldati non identificati, sparsi un po’ ovunque su quello che era stato il fronte.
Alla fine ne furono scelti undici, esposti il 28 ottobre in bare tutte uguali nella Basilica di Aquileia: a designare quello che sarebbe divenuto il Milite Ignoto fu Maria Maddalena Blasizza, una donna friulana madre di un giovane il cui corpo non fu mai ritrovato. Il figlio Antonio Bergamas, ebreo triestino, era maestro comunale; nel 1914 disertò dall’esercito austroungarico e passò in Italia dove si arruolò volontario sotto falso nome, raggiungendo il fronte nel giugno 1915. Caduto il 18 giugno 1916, fu decorato con medaglia d’argento al valore militare e sepolto in un cimitero poi bombardato, rendendo impossibile il riconoscimento del defunto. Durante la cerimonia, la donna appoggiò lo scialle sulla seconda bara e, dopo essere passata davanti alle prime, non riuscì a proseguire nella ricognizione e si accasciò al suolo urlando il nome del figlio davanti al decimo sarcofago su cui, per questo motivo, cadde la scelta: le altre dieci salme rimasero ad Aquileia per essere sepolte con tutti gli onori, mentre per la bara prescelta cominciò il lungo viaggio in treno verso Roma. Un tragitto che toccò numerose città italiane, attirando ovunque un bagno di folla e rappresentando forse il primo vero momento “unificante” di un paese che, con l’annessione di Trento e Trieste, aveva appena completato la propria unità geografica.
Alessio Facciolo

