Ordini e scapolari: storia del Carmine

In occasione della festa del quartiere di Vigevano, pubblichiamo la seconda parte della storia secolare della Confraternita del Carmine.

Al calzato Stefano Chizzola successe come Priore Generale frate Enrico Silvio da Mezzovico che resse l’Ordine carmelitano classico originario dal 10 maggio 1598 al 14 settembre 1612 e che concesse la costituzione in Vigevano della Confraternita della Madonna del Carmine con la facoltà data al rettore della chiesa ospitante, titolata a Santa Margherita, di benedire gli scapolari o abitini per le persone devote alla Madonna del Carmine, con annesse indulgenze. La confraternita era immessa quindi nel filone originario classico dell’Ordine Carmelitano sebbene la propensione popolare per il Carmelo provenisse dall’entusiasmo diffuso verso la figura e l’opera di Teresa di Gesù e pure di Giovanni della Croce. E mentre ribadisco che, al 1602, per l’Ordine classico dei Calzati era Priore Generale frate Enrico Silvio, riferisco che per l’Ordine degli Scalzi il Preposito Generale era Pedro Jeronimo Villagrasa de Aslanque, in italiano chiamato frate Pietro della Madre di Dio.

Ma al cardinale Federico Borromeo che in Milano doveva già sopportare l’arroganza del Governatore spagnolo Conte Fuentes Pedro Enriquez de Acevedo non andava la prospettiva di dover trattare con altro Pedro spagnolo in fatto di religione: e quindi ecco la preferenza al classico Ordine “italico”.

NORME Le norme della confraternita riguardavano la corretta vita cristiana, la pratica dei Sacramenti, le opere di carità, e la partecipazione alle processioni massima quella del Corpus Domini: i confratelli dovevano indossare l’abito carmelitano cioè la cappa di color marrone scuro ossia tanè; le norme inoltre indicavano il compito di ben pregare domandando alla “Divina Misericordia la fertilità della terra, la salubrità dell’aria e le altre cose necessarie per uso di questa vita” (ecologia e sopravvivenza, già al tempo!).

SCAPOLARI Occorre anche ricordare la diffusione degli scapolari o abitini concessi alle persone esterne alla confraternita ma devote al Carmelo. Si tratta di nastri con appesi due quadratini di stoffa riportanti l’immagine della Madonna del Carmine e di Gesù che vengono portati al collo con collocazione delle immagini al petto e al dorso secondo la tradizione portata dal santo carmelitano Simone Stock nel 1251. Anche oggi, nell’animata solenne processione della bella e policroma icona della Madonna del Carmine, i nastri con gli abitini vibrano intensi per spargere grazie e benedizioni celesti.

Marco Bianchi

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