Prime accoglienze in seminario, Anna: «Ho lasciato mio marito al fronte»

Lei si chiama Anna (nome di fantasia) e con i tre figli di 2, 7 e 13 anni è uno dei primi ospiti ucraini del seminario vescovile e della Caritas di Vigevano.

É partita il 4 marzo da Chernovzy, in un pullman stipato di donne e bambini, e dopo una sosta di 12 ore al confine polacco, il 6 marzo è arrivata a Venezia, dove la cognata, sorella del marito, è venuta a prenderla in automobile per portarla a Vigevano, dove abita da anni

FAMIGLIA DIVISA Anna ha 38 anni, e lavorava in una fabbrica ucraina di proprietà svizzera in cui cuciva i copri-sedili. Il marito Ivan (36 anni, nome di fantasia) è un idraulico, e pur non essendo un militare è rimasto a casa per combattere come volontario. «Ogni giorno – racconta Anna – Ivan è impegnato a sparare col fucile nelle esercitazioni di tiro, ma trova sempre il tempo di farmi una videochiamata grazie a Whatsapp, così anche i nostri figli possono vederlo. I negozi sono chiusi o bombardati, ma lui e i suoi compagni riescono a mangiare grazie a cuoche e ad altri volontari che gli portano il cibo cucinato o in scatolette. E poi ci sono gli aiuti di alimentari e vestiario dall’Italia e da altri Paesi, che alla dogana non trovano mai grossi problemi». Quanto è stato difficile separarsi da Ivan? Qui Anna trattiene a stento la commozione:

Se non avesse insistito lui per farmi andare in Italia con i bambini, sarei rimasta al suo fianco

05 PP Ucraina - bandiera

IL RACCONTO Il viaggio è stato lungo, ma senza troppe difficoltà: «Solamente, è stato difficile fare stare seduti i ragazzi, e si vedeva che per loro era strano pensare di andare via e separarsi dal papà, dai nonni e dagli amici». Come’è la situazione in Ucraina? «I russi continuano a bombardare, quando suona la sirena dell’allarme antiaereo bisogna nascondersi in cantina e questo è un grande shock soprattutto per i bambini. Ma gli uomini non scappano, anzi si uniscono e vanno verso il fronte perché capiscono di dover proteggere la nostra terra e la nostra libertà. Questo vuole dire tanto per il nostro Paese». Si è chiesta come mai è scoppiata questa guerra? «Ci sono ragioni politiche che non conosco, ma così a occhio direi che i russi sono stati condizionati da Putin e credono che lui dica la verità quando afferma che il Donbass fa parte della Russia. Invece non è così. Io credo che Putin voglia diventare il re di tutto il mondo».

GRAZIE ITALIA Cosa hanno in comune due Paesi come l’Ucraina e l’Italia? E cosa li differenzia? «Anche a noi piace molto la pizza, che prepariamo in casa con ingredienti un po’ diversi. Ho notato che in Italia la domenica i negozi sono chiusi, in Ucraina sono aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7». Cosa si aspetta dall’Italia? «Io spero che questo conflitto finisca presto e che possiamo tornare a casa. Se così non fosse, voglio trovare un lavoro anche temporaneo per non pesare su chi mi accoglie ed essere indipendente. Ringrazio tanto l’Italia: sono qui da pochi giorni, non so se anche negli altri Paesi c’è un aiuto così».

Davide Zardo

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