Un riso più sostenibile, resistente alle malattie e a condizioni climatiche estreme, tra cui la siccità che negli ultimi tre anni ha messo in allarme gli agricoltori lomellini. Con la raccolta del riso si è conclusa anche la seconda stagione di sperimentazione in campo delle piante ottenute attraverso le Tea, le tecniche di evoluzione assistita.

AVANTI CON LE TEA Il gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Milano e il personale dell’Ente Nazionale Risi, che ha ospitato e curato le prove, hanno provveduto alla mietitura nei due campi sperimentali situati nelle province di Pavia e Novara che hanno una superficie rispettivamente di 78 e 164 metri quadrati e comprendono circa 2.500 piante. A guidare la raccolta delle piante di riso Tea del progetto Ris8imo era presente Vittoria Brambilla, professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, con il suo team di ricerca: «Quest’anno la situazione è migliorata molto rispetto a due anni fa, quando ha preso il via il progetto – racconta Vittoria Brambilla – abbiamo realizzato due campi, di cui uno molto grande, dotato di numerose repliche e belle parcelle, che fanno ben sperare per il raccolto. Oltre alla sfida di condurre gli esperimenti in condizioni di incertezza climatica e di sicurezza, l’intento è arrivare a una pubblicazione scientifica. Per farlo saranno analizzati diversi parametri misurati in campo: l’altezza delle piante, le parcelle, l’entità di brusone fogliare ed edifico, il mal del collo, la morfologia delle pannocchie, la resa industriale. L’obiettivo finale è una valutazione agronomica comparativa tra le varietà Tea e quelle non Tea corrispondenti.
Certo la siccità è diventata un problema ricorrente e critico per la risicoltura, e uno dei target principali della ricerca è allestire campi per valutare la resistenza a questa problematica.
COSA SONO La ricerca va avanti, per ottenere piante di riso in grado di resistere al meglio a condizioni estreme. E lo fa per mezzo di questi strumenti di miglioramento genetico delle piante che permettono di modificare il dna in modo mirato e rapido, simulando o accelerando mutazioni che potrebbero avvenire anche in natura. A differenza dei tradizionali ogm, le Tea non introducono geni provenienti da specie estranee o non compatibili. Il patrimonio genetico modificato appartiene esclusivamente alla stessa pianta o a specie sessualmente compatibili.
UNA NUOVA NORMATIVA Da un punto di vista normativo, però, le varietà Tea «sono considerate legalmente alla stregua degli ogm. Sebbene a livello europeo Parlamento, Consiglio e Commissione abbiano concordato su una normativa specifica e futura per le Tea distinta da quella degli ogm. Di conseguenza, in Italia i campi sperimentali continuano a essere gestiti seguendo le linee guida dei campi ogm, sebbene la direzione politica ed europea sia ormai orientata verso l’apertura».
Edoardo Varese

