Sulla crisi provocata dalla siccità L’Araldo ha intervistato Stefano Greppi, presidente di Coldiretti Pavia. Qual è la situazione per l’agricoltura pavese e lomellina in relazione a siccità, inflazione e conflitto russo-ucraino?
«La gravissima siccità e l’aumento record dei costi di produzione provocato dalla guerra in Ucraina sta mettendo in serio pericolo le semine di riso anche la tra Lomellina e il Pavese, dove si concentra oltre il 35% di tutte le risaie made in Italy. Gli agricoltori si trovano a fare i conti con il 57% in meno delle riserve idriche accumulate nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sottoforma di neve rispetto alla media del periodo 2006-2020».
In che modo e quanto duramente la scarsità di precipitazioni potrà colpire il settore agricolo pavese e la coltivazione del riso?
«Molto duramente. In questi mesi le precipitazioni sono inferiori del 73% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: nei primi tre mesi di quest’anno sulla Lombardia sono caduti appena 48 millimetri di pioggia».

Quali sono i possibili interventi?
«Per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie, Coldiretti ha elaborato a livello nazionale e proposto insieme ad Anbi un progetto concreto e immediatamente cantierabile. Si tratta di un intervento strutturale che prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio».
Unendo alle criticità già citate anche il cambiamento climatico, qual è lo scenario che vedete nel medio e lungo termine?
«Come Coldiretti abbiamo lanciato l’allarme in occasione dell’avvio delle semine, che potrebbero essere tagliate sia a livello nazionale che provinciale»
ed è uno scenario preoccupante, che si verifica proprio nel momento in cui i consumi alimentari mondiali potrebbero nel tempo spostarsi in diversi paesi dal grano al riso
Lei ha parlato di “accordi di filiera” per valorizzare le produzioni nazionale: cosa intende di preciso e come dovrebbero funzionare?
«Gli accordi e i contratti di filiera sono uno strumento indispensabile per la valorizzazione delle produzioni nazionali e per un’equa distribuzione del valore lungo la catena di produzione del riso italiano, che deve partire dagli agricoltori per arrivare fino all’industria. Servirebbero a tutti, sia per avere prezzi garantiti nel tempo che per poter programmare gli investimenti. Inoltre, permetterebbero anche di contrastare l’aumento dei costi di produzione, che oggi stanno mettendo in seria difficoltà moltissime aziende agricole».
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