18 maggio, Quinta Domenica di Pasqua

È la domenica del comandamento dell’amore. Una Parola, questa di Gesù, che commenta ciò che è appena accaduto, ovvero l’uscita dal cenacolo da parte di Giuda. Quell’amico, compagno di viaggio, discepolo mai diventato veramente apostolo nel cuore. Ha ceduto al tradimento, all’allontanamento, al peccato originale. Ha investito il cuore nel tenere a distanza il Cuore di Gesù.

E’ tornato alle origini ma per ricordare a tutti cosa significa la parola peccato, non per farsi creare di nuovo il cuore. Ci ha tentato probabilmente. Ha pensato di aver fatto di tutto ma, purtroppo, il tarlo del peccato ha avuto il sopravvento. E Gesù di fronte agli appelli fatti a tavola, quasi per riprendere già li il cuore del peccatore, ai gesti per intingere nello stesso piatto il tozzo di pane, per farlo sentire a casa, nel guardarlo andare via sperando in uno sguardo di ritorno, non ha potuto far altro che trovare un motivo di speranza per coloro che, assistendo a quella scena, sarebbero diventai, di li a poco, Apostoli. Non è riuscito a far desistere quella pecorella smarrita, quel figlio mai tornato, quel talento mai speso veramente. Tutti hanno visto. E avranno avuto volti che si domandavano, cuori che si scaldavano, mani che volevano andare a prendere quel fratello traditore.

Ma in che cosa sarebbero stati diversi dagli altri. Cosa avrebbero annunciato agli altri? Il Vangelo, la buona Parola, rende diversi. Ti rende annunciatore, ma del Vangelo di Gesù, non di te stesso. Testimoni di quelle Parole, non delle tue parole o dei tuoi pensieri. Umanamente avremmo potuto immaginare nella bocca di molti parole di vendetta, di astio, di commiserazione forse. Nella bocca di Dio invece le parole che annunciano già la Pasqua, parole diverse, che ogni volta fanno tornare, se le ascolti. E’ il momento in cui Gesù sa che sarà glorificato, tornerà nella gloria di Suo Padre, e poco dopo risalirà a casa, nella Casa del Padre. Il momento in cui deve riprendere il cuore di tutti i presenti, che intimamente, stavano festeggiando con Lui, la Pasqua.

Ecco allora la Speranza, la luce contro la notte fuori dalla porta che ha visto uscire Giuda, il buio del peccato. Di fronte a tutto ciò dà un comandamento, una legge nuova, una parola che cambia tutto. Il comandamento dell’Amore. Quasi a chiudere definitivamente la ferita del peccato originale. Nessuno potrà mai più sentirsi cosi lontano da Dio da non poterci tornare, mai più. Solo, è necessario, volerci tornare. E cosa troverà? Amore. La legge nuova è quella dell’amore, della Carità. Dell’esempio fraterno che non abbandona ma ama. Che non giudica ma sostiene, che non si vendica ma porge l’altra guancia. Come ha fatto Lui cosi dobbiamo fare anche noi. Perché?

Chiaramente la testimonianza del Risorto passa attraverso il fare quello che ha fatto Lui li, anche lasciando andare, ma per amore, perché non è se ci amiamo, ma come lo faremo, che ci sarà la Sua presenza viva.

Essere discepoli, allora, ha come punto di partenza l’amarsi, cioè il dare la vita per coloro che si amano. E dal modo in cui ci si ama che si testimonia la presenza di Gesù. Facile? Gesù ci muore in croce per vivere pienamente l’Amore per i fratelli, ma con la sicura speranza che la vita donata tornerà glorificata nel Padre. Ed ecco la Pasqua. Una Resurrezione, prima di tutto del cuore, che ama e fa presente Gesù. 

don Riccardo Campari

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