Alunni stranieri, la sfida della scuola: «Più italiano L2, regole e dialogo»

Il dibattito sull’integrazione degli alunni stranieri torna al centro dell’attenzione dopo le recenti proposte del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha annunciato per novembre una grande assise nazionale dedicata all’integrazione e ipotizzato nuove misure, dal divieto del burqa a scuola ai corsi di italiano per i genitori stranieri. Il ministro ha sottolineato anche le difficoltà linguistiche e i divari negli apprendimenti, annunciando il potenziamento dell’italiano per stranieri e la specializzazione di mille docenti. Un tema che coinvolge direttamente anche le scuole del territorio, dove la presenza di alunni con background migratorio è ormai una realtà consolidata.

Giovanna Montagna

ACCOGLIENZA Giovanna Montagna, dirigente dell’Istituto comprensivo di viale Libertà, parte dalla distinzione tra alunni stranieri di seconda generazione e ragazzi neoarrivati in Italia. «Dobbiamo distinguere tra quelli nati in Italia rispetto a quelli che arrivano direttamente dall’estero e non parlano la nostra lingua», spiega, ricordando come il suo istituto abbia adottato un preciso protocollo di accoglienza. Per gli alunni già inseriti nel sistema scolastico, «abbiamo regole ben precise di convivenza civile in classe», mentre per i neoarrivati vengono attivati «percorsi personalizzati», con il ricorso a mediatori linguistici e culturali nella scuola dell’infanzia e primaria e a un docente specializzato nell’insegnamento dell’italiano L2 nella secondaria di primo grado. Montagna condivide inoltre l’impostazione del ministro sulla necessità di parlare di integrazione. «Concordo col ministro Valditara sul fatto che dobbiamo integrare e non includere questi alunni, educandoli al rispetto della nostra cultura e delle nostre tradizioni». Un ruolo importante deve essere riservato anche alle famiglie.

A Vigevano si tengono corsi di italiano presso enti preposti

mentre grazie ai fondi Pnrr l’istituto ha organizzato incontri di orientamento rivolti alle famiglie degli alunni di terza media, per accompagnarle nella scelta della scuola superiore.

Il dirigente Massimo Camola
Massimo Camola

CONFRONTO Più articolata e critica rispetto alla contrapposizione tra integrazione e inclusione è la posizione di Massimo Camola, dirigente dell’Istituto comprensivo Valletta Fogliano, dove «circa il 35% degli alunni proviene da un background culturale e da famiglie di origine non italiana». Camola ritiene «essenziale non assolutizzare il passaggio dall’inclusione all’integrazione come unica via per salvaguardare un’identità nazionale». Per il dirigente, l’identità non può essere trasmessa dall’alto, ma deve essere costruita attraverso il confronto quotidiano. «Va costruita attivamente in un percorso di dialogo quotidiano volto a delineare un nuovo modello di convivenza», facendo dei principi costituzionali «non uno schema rigido, ma una base dinamica di incontro». Una scuola, dunque, che secondo Camola deve continuare a essere «un laboratorio aperto», anche davanti alle trasformazioni della società e alle tensioni internazionali.

GESTIONE Sul fronte delle scuole superiori, Alberto Panzarasa, dirigente del liceo Cairoli, evidenzia la dimensione del fenomeno e le conseguenze sulla didattica. «Nel nostro territorio, il numero di alunni stranieri con percorso di vita migratorio e difficoltà linguistiche è davvero elevato». Una situazione che «spesso rende difficile la formazione delle classi». Panzarasa guarda anche ai risultati degli apprendimenti.

L’attuale gestione, come mostrato dai risultati delle prove Invalsi, mostra inoltre importanti differenze al termine del primo ciclo per alunni stranieri rispetto agli italiani e questo porta alla riflessione che qualcosa va ripensato.

Alberto Panzarasa

Da qui la valutazione positiva sull’ipotesi di destinare docenti specificamente all’insegnamento dell’italiano per stranieri nelle realtà con maggiori difficoltà linguistiche. La proposta più concreta riguarda proprio gli studenti appena arrivati. «Servirebbe un percorso individualizzato di italiano L2 di alcuni mesi prima dell’inserimento nel contesto classe – suggerisce Panzarasa – oppure una forma mista in cui un buon numero di ore settimanali sono dedicate allo studio dell’italiano». Positivo il giudizio sui corsi destinati ai genitori. «Lo trovo un bel modo per coinvolgerli nel percorso scolastico dei figli e per porre basi proficue per l’inserimento nella società».

Isabella Giardini

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