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A Mede carico la bici sul treno per Pavia e dopo una fermata scendo a Lomello. Da lì in venti minuti raggiungo Galliavola. È uno dei centri lomellini in cui si è votato di meno, solo il 19.05%; si sono presentati al seggio solo in 28 e la cosa paradossale è che sono due in più di quelli che sono andati a votare nel comune accanto, Villa Biscossi, che è quello di tutta la Lombardia in cui si è votato di più, il 54.17% degli aventi diritto, 26 anime. Due centri uno accanto all’altro, due storie totalmente diverse da raccontare.

MANCA LA K Perché poi questi incarichi tocchino proprio a me, che in redazione sono l’unico senza automobile, ancora non lo capisco. Sarà per il fascino di girare per i paesini grazie a treni e pullman che restituiscono il sapore di un viaggio turistico; sarà per una certa predilezione per le inchieste che mi portano a tu per tu con le persone. Sarà che la rubrica “Viaggio in parrocchia” sembra funzionare nonostante (o forse proprio per questo) l’assenza della macchina. Sta di fatto che alle sette di mattina uno dei bar del paese è ancora chiuso. Speriamo non per sempre, sembra in buone condizioni. Si chiama “Osteria del viandante”, un buon auspicio: più viandante di così… Eppure il furgone abbandonato nel cortile mi fa venire qualche dubbio. Intanto due merli si rincorrono nel giardino del monumento ai caduti, e tutto intorno è un cinguettio di uccellini. Alle otto meno cinque il bar è ancora chiuso. E adesso con chi parlo? Un trattore con ruspa scava in un campo, nell’area c’è il profumo di erba appena tagliata. In una via scopro che c’è anche un altro bar, la Corte dei Galli. È un pub, peccato: sarà aperto solo di sera. Forse neanche quello, perché dalla cassetta della posta sporge un vecchio volantino mai ritirato. Tra l’altro su un cartello c’è scritto “coctails”senza la “k”. Alle nove dai due bar nessun segno di vita. Qui l’affluenza alle urne è stata del 19.05%. E comincio a capire perché. Il sindaco Giovanni Broglia è a dir poco scioccato:
Non riesco a capire il motivo di questa defezione, chiamiamola così. Non dico che è preoccupante, perchè la democrazia lo prevede, però non me lo aspettavo. Abbiamo allestito i seggi nella sala polifunzionale, che funge anche da aula consiliare, ma non si è presentato praticamente nessuno.
POCHI MA DETERMINATI Lascio Galliavola e raggiungo Villa Biscossi, che con 63 abitanti ha avuto per il referendum il 54.17% dei votanti, il risultato più alto di tutta la Lombardia. Un altro record per il Comune più piccolo della Lomellina. In paese non c’è nessuno, anche il municipio (sono le 10) sembra chiuso. La proprietaria della riseria è via per commissioni, c’è un suo dipendente che però è di Lomello. Alla serra-vivaio i titolari non ci sono, forse non sono nemmeno residenti. Chiamo il sindaco Angelo Russo e scopro che il municipio è aperto, bastava solo citofonare. Facciamo due chiacchiere e mi conferma che riseria e serra sono due delle grosse realtà del paese alle porte di Mede, insieme all’agriturismo Ca’ Zanetti. Poi c’è la “Ca’ di salàm” che ha ridotto l’attività ma si può trovare aperta il sabato mattina. «E poi c’era la mia birreria – racconta Russo – che avevo aperto nel 1985 e ho chiuso nel 2000 perché mi impegnava troppo. Per forza, ho iniziato a lavorare a 16 anni, ma allora era un’altra cosa». Parliamo dell’affluenza alle urne, che qui è sempre molto alta, ma stavolta si è superata. «Sì, di norma votano in molti, anche se stavolta è mancato qualcuno. Per i pochi che siamo, facciamo sempre il nostro dovere. Sarà anche proprio per il fatto che siamo in pochi, ma tutti determinati». Ma come si vive a Villa Biscossi? «É un posto tranquillissimo, alle sette di sera uno può anche girare in cortile in mutande e nessuno lo vede». Cosa non ha funzionato nel referendum? Come mai questa scarsa affluenza? «Probabilmente lo sapevano in pochi, qualcosa non deve aver funzionato a livello di informazione, di comunicazione. Secondo me molti non hanno neanche capito il contenuto dei quesiti. E poi viviamo in piccoli paesi dove l’età media è molto avanzata, non c’è più l’entusiasmo o il senso dei diritti e dei doveri. Tutte le volte che si vota scopriamo qualcosa di nuovo, purtroppo in negativo».
Davide Zardo

