L’orale? «Non lo faccio». Le reazioni.

Una sorpresa inattesa all’Esame di Stato 2025: disertare l’orale. La decisione l’hanno presa in pochi. Hanno fatto quattro conti e, vedendo che l’anno lo avrebbero superato lo stesso, hanno deciso che bastava così. A leggere le dichiarazioni di alcuni di questi studenti, pare che sia una forma di protesta nei confronti di prof che, secondo loro, guardano soltanto ai numeri. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara non ha perso tempo e ha deciso di intervenire e assicura che la riforma dell’esame (che non si chiamerà più di Stato ma semplicemente Maturità) contemplerà il fatto che se un ragazzo non si presenta all’orale o volontariamente decide di non rispondere alle domande dei docenti, non perché non è preparato, ma perché vuole “boicottare” l’esame, dovrà ripetere l’anno. Le ragioni addotte sono variegate e complesse, spaziando dalla contestazione di un sistema che percepiscono come obsoleto e stressante, alla difficoltà di affrontare un colloquio orale, fino a un senso di demotivazione generale. Forse è il momento di ripensare non solo le modalità dell’esame, ma l’intero percorso educativo, mettendo al centro il benessere degli studenti, la rilevanza delle competenze acquisite e la capacità di prepararli a un futuro in continua evoluzione.

VIG Casale dirigente Frojo
Elda Frojo (Casale)

I DIRIGENTI Elda Frojo, dirigente dell’Its Casale, dice di essere perplessa. «I ragazzi – precisa – in qualunque modo manifestino un disagio, vanno ascoltati. È un po’ facile però protestare quando si sa già che non si corre il rischio della bocciatura. Che il sistema scolastico sia da rivedere e che non si possa pensare di risolvere tutto con le sanzioni o con i divieti, sono la prima a dirlo. Questo è un sistema che non ho molto apprezzato, può essere anche preso come modo per sviare una difficoltà oggettiva, che è quella di sostenere un colloquio. Sulle modalità con cui si protesta, forse uno dovrebbe trovarne di diverse». Alberto Panzarasa, dirigente del liceo Cairoli, precisa: «Da un lato non sono d’accordo sulla protesta messa in atto da parte di alcuni alunni che li qualifica di fatto come non maturi. Penso sia complicato attuare quanto spiegato dal ministro, distinguere cioè tra uno che non sa e uno che parla per protesta non è semplice». Anche il prof. Alberto Henin, che ha svolto il ruolo di ispettore agli esami di Stato, ha un po’ di perplessità:

Attualmente è una cosa che si può fare, anche se non capisco quanto convenga agli studenti. È vero che è stato ridotto un po’ tutto a numeri, però…

PROF E STUDENTI Per Alessandra Miracca, docente di materie letterarie al liceo Cairoli di Vigevano. «Quello che è successo riapre un dibattito, mai sopito, sul paradigma valutativo. Non condivido la risposta del ministro, che prevede una risposta punitiva, sempre inadeguata. Il problema non va comunque sottovalutato. I ragazzi hanno posto però in primo piano la dimensione dell’”io” e non quella del “noi”. È stato forse questo l’errore». Edoardo Zanichelli, che ha appena superato l’Esame di Stato parla di una Maturità “snaturata”. «Si gioca intorno ai numeri – dice – I ragazzi arrivano a fine anno esauriti e cercano solo di uscire, senza interessarsi più di tanto al voto. Non credo che certe scelte siano positive. Potrebbero però contribuire a cambiare qualcosa». In attesa delle nuove regole.

Isabella Giardini
Massimo Sala

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