I Pronto soccorso sono in affanno

In Italia mancano all’appello almeno 3500 medici nei pronto soccorso. Un quadro allarmante quello mostrato dall’indagine nazionale della Società italiana di medicina d’emergenza urgenza (Simeu), secondo cui il 17% dei turni risulta scoperto, con una carenza pari al 40% del fabbisogno. Tutta una serie di criticità che riguardano soprattutto i Dea di I livello e i pronto soccorso periferici, come quelli di Vigevano e della Lomellina.

CRITICITÀ «Io ho ventott’anni, sono uno specializzando libero professionista e rientro in quella categoria di medici che vengono chiamati a coprire le carenze dei colleghi strutturati – racconta Niccolò Madonia, medico in servizio da circa un anno e mezzo al pronto soccorso di Vigevano come “gettonista” – A volte capita che al posto di tre medici di turno ce ne siano due e questo si ripercuote sui tempi di attesa e sulla qualità dell’assistenza». Il pronto soccorso dell’Ospedale civile è un Dea di primo livello e strutture periferiche come questa, sempre secondo l’indagine nazionale della Simeu, sono tra le più penalizzate, tanto che la carenza di organico può superare il 50%. Se a livello nazionale mancano quindi 3.500 professionisti nei reparti di emergenza-urgenza, di questi uno su sei non viene coperto da alcuna soluzione contrattuale. Non cooperative, non prestazioni aggiuntive e non specializzandi.

Questo mese un collega se n’è andato via dal pronto soccorso, mentre un altro è ormai prossimo alla pensione – continua Madonia – Una situazione che, a cavallo del periodo di ferie, porta a rincorrere i liberi professionisti o a chiedere prestazioni aggiuntive per coprire i turni scoperti.

SOLUZIONI A tenere in piedi il sistema, per ora, sono soluzioni tampone come cooperative di servizi, contratti libero-professionali, prestazioni aggiuntive dei medici strutturati e specializzandi, ma non sempre basta. Secondo Simeu, oggi solo il 62% dei turni è coperto con medici dipendenti del Sistema sanitario nazionale. La restante quota si regge su contratti esterni. Il risultato? Un pronto soccorso popolato da figure molto diverse tra loro. «Non sempre chi viene chiamato ha una formazione specifica in emergenza-urgenza – continua – Su dieci medici, cinque possono essere specialisti in rianimazione, medicina d’urgenza e medicina interna, quindi con una formazione specifica per il pronto soccorso».

Ma gli altri cinque che vengono chiamati a coprire i buchi possono essere specializzandi di altre branche o medici di reparti diversi che fanno prestazioni aggiuntive. Anche un oculista, in teoria, può coprire un turno di pronto soccorso.

MALEDUCAZIONE A pesare sul pronto soccorso, oltre alla carenza di personale, c’è anche un’utenza spesso mal indirizzata. Da anni, la mancanza di medici di base spinge sempre più persone a rivolgersi all’emergenza-urgenza anche per problemi minori. «A Vigevano mancano ancora diversi medici di famiglia – ricorda Madonia – e quelli che ci sono hanno fino a 1.800 pazienti. È quasi impossibile seguirli tutti bene e così chi non trova risposte dal curante finisce in pronto soccorso». Ma non è tutto. Accanto ai casi realmente urgenti, crescono gli accessi impropri con pazienti che arrivano in ospedale per patologie differibili o risolvibili dal medico di base o dalla guardia medica. Risultato, liste d’attesa più lunghe, disagi e tensioni. «Spesso si finisce per assistere a insulti o aggressioni verso il personale – conclude il giovane medico – ma la verità è che dietro questi disservizi c’è un problema strutturale. Se mancano risorse, se i posti di lavoro non sono attrattivi, se i pronto soccorso restano luoghi di passaggio senza una vera prospettiva, chi mai vorrà lavorarci per anni?».

Rossana Zorzato

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