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Si può vivere in montagna anche abitando in pianura? Sì, se ci si trova nell’area interna della Lomellina. Territorio pianeggiante, che nelle giornate senza smog fa distinguere nitidamente le Alpi a centinaia di chilometri di distanza, ma se la vista in un attimo può arrivare sulle vette, spostarsi nel paese accanto può diventare un’impresa degna di una scalata a mani nude. Senza pullman, treno cioè in assenza di mezzi di trasporto pubblico il territorio lomellino è simile alle aree montane: isolato e condannato al declino demografico. I numeri non mentono, dal 1951 al 2019 Velezzo ha perso l’83.9% dei residenti, Villa Biscossi l’80.8%, Semiana il 78.4%, Langosco il 75%, Cozzo il 74.4%, Galliavola il 72.8%. Ipotizzando 100 abitanti all’inizio del Boom economico, ne sono rimasti tra 16 e 27, ma è tutta la Lomellina ad aver perso popolazione. Ci sono soluzioni?
IL VERDETTO Il Governo in marzo ha adottato il Piano nazionale delle Aree interne – che però non riguarda direttamente la Lomellina, individuata a livello regionale – che distingue 4 gruppi di Aree a seconda della possibilità almeno di contrastare il declino demografico: gruppo 1 «benessere relativo al rischio» per quelle che possono essere dei «poli di resilienza» e quindi resistere, gruppo 2 «stranieri come attore efficace di compensazione» per aree non compromesse a patto di avere un saldo migratorio positivo, gruppo 3 a «spopolamento più veloce dell’adattamento infrastrutturale» con declino demografico accelerato, invecchiamento, bassa natalità, scarsa attrattività migratoria, gruppo 4 «povertà dietro l’angolo» per il quale occorre perseguire un
accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile
perché «si trova già con una struttura demografica compromessa» tanto che «queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza» e quindi «hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso cronicizzato di declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita». Per analogia con le Aree del nord Italia e lombarde che rientrano nel Piano, è plausibile che la Lomellina si possa equiparare al secondo gruppo e che quindi ci sia ancora una ristretta finestra temporale (non oltre il 2030-35) per cambiare la propria sorte: «Nessun Comune ha di fronte un destino ineluttabile […] ma sono molti i Comuni che rischiano un percorso di marginalizzazione irreversibile per le dinamiche demografiche che li caratterizzano».
ISOLE D’ACQUA Sono tanti i motivi per cui si sceglie di abbandonare la terra delle risaie: assenza di medico, farmacia, scuole, ufficio postale, anche di un “semplice” negozio, ma L’Araldo in questo nuovo approfondimento sull’area interna ha deciso di concentrarsi sui trasporti perché senza collegamenti non c’è futuro. Per fare un esempio da Galliavola Lomello dista circa 3 chilometri e lì ci sono il medico, la farmacia, la scuola, l’ufficio postale, il supermercato, la stazione ferroviaria, i negozi. In macchina o in bici non è molto diverso che spostarsi da Vigevano centro a una delle frazioni, ma la macchina non tutti la hanno e in bici non tutti possono coprire quel tratto, vuoi perché le strade non sono adatte e le ciclabili non ci sono, vuoi perché in estate o in inverno, per opposti motivi, lo spostamento è difficile. E dunque così vicino eppure così lontano, per raggiungere Lomello – il centro con servizi più vicino – c’è un unico autobus che parte alle 15.35 in direzione Mortara passando per Lomello, Ottobiano, San Giorgio, Cergnago, ma questo solo nel periodo scolastico perché la linea 125 in estate non passa dal piccolo centro lomellino e in agosto è soppressa. Situazione analoga per Castelnovetto, Ceretto, Confienza, Cozzo, Langosco, Rosasco, Velezzo, Sant’Angelo; niente bus, niente treno.

NO INVESTIMENTI Si spiega anche così il declino demografico. Secondo Openpolis con Aree interne «parliamo dei territori più distanti dalle città, dove le opportunità di lavoro sono meno frequenti e anche i servizi in molti casi scarseggiano. Spesso si trovano in contesti montani o isolani che rendono più difficile organizzare una rete di infrastrutture, collegamenti e servizi. Compresi quelli sociali, educativi, culturali, scolastici. La conseguenza è che ampie aree del paese risultano meno vivibili per le famiglie, specialmente se hanno figli a carico». La Lomellina non è né montagna né mare (a meno di farsi ingannare dalle risaie), ma a renderla simile a un’isola o a un picco è l’assenza di collegamenti adeguati. Del resto gli unici comuni che prevedevano un capitolo di spesa dedicato al trasporto pubblico locale nel bilancio 2021 erano Alagna (1.85€ per persona, ma l’unico collegamento con l’esterno sono alcuni autobus verso Garlasco) e Olevano (1.15€ e solo il treno), per trovare cifre superiori occorre uscire dall’area interna. Come fa notare sempre Openpolis «spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata», ma proprio l’assenza di una voce dedicata è significativa;
nell’arco di quattro bilanci alcune cose possono essere cambiate, ma presumibilmente non così tanto rispetto alla fotografia del 2021.
IRREVERSIBILE? I numeri indicano tendenze difficilmente invertibili, Mede ha contenuto il calo a un -3%, ma solo Sannazzaro con la raffineria ha conosciuto una crescita (+17.6%) e le altre città in cui è aumentata si trovano abbandonando l’Area: Vigevano +43.8%, Gambolò +48.4%, Cava Manara +99.2%, Travacò +103.1%, San Martino +165%, sono diventate più grandi anche Mortara, Parona, Cilavegna, Dorno, Garlasco, Gropello. Tutti centri che offrono o servizi e lavoro in loco o la possibilità di spostarsi più facilmente per averli. Si potrebbe obiettare che le percentuali nascondano cifre piccole per quelli che sono sempre stati piccoli centri agricoli, ma la differenza impressiona lo stesso: Velezzo da 609 abitanti del 1951 a 98 del 2019, Villa Biscossi da 334 a 64, Semiana da 939 a 203, Langosco da 1426 a 356. E i numeri non vanno solo contati, ma anche pesati, perché a essersene andato è il futuro, a Velezzo oggi ci sono un bambino di 6 anni, uno di otto, due adolescenti, in tutto 17 under40. A Villa Biscossi un bambino di 9 anni e tre adolescenti, sono 10 gli under40. Parziali eccezioni Semiana e Langosco, il primo municipio vanta due neonati, quattro bimbi tra i 3 e i 6 anni, quattro adolescenti, 26 under40 ovvero più di un quarto della popolazione, il secondo una dozzina di bambini, altrettanti adolescenti, 60 under40 cioè più di un terzo del totale.

SOLUZIONI Piccoli semi da coltivare? Il Ministero delle infrastrutture a settembre 2024 ha pubblicato delle linee guida per “Le aree interne e la mobilità” spiegando che «affinché la perifericità non si tramuti in marginalità è necessario accrescere l’accessibilità delle Aree interne ai servizi di base che qualificano la nozione stessa di cittadinanza, istruzione e salute in primis». Per riuscirci occorre anche «migliorare la mobilità dalle e nelle aree» attraverso tre direttrici in cui sono stati divisi i “macro-fabbisogni” di questi territori ovvero “Pianificazione e programmazione dei sistemi di trasporto”, “Potenziamento e riqualificazione della dotazione”, “Sviluppo dei servizi di trasporto”. Nel primo ambito si tratta di riprogrammare i servizi di trasporto a livello regionale per liberare risorse dai «servizi “storici”» e impiegarle per «ampliare la rete… servendo aree non coperte», nel secondo di «adeguamento strutturale (manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture)», nel terzo di «miglioramento e sostenibilità della mobilità interna». Il documento del Mit indica anche delle «azioni possibili», per la pianificazione individuare un “mobility manager” dell’Area interna, coordinare e condividere l’offerta di trasporto pubblico locale tra tutti i Comuni, migliorare il collegamento con gli «entry point» nazionali (ferrovie, porti, aeroporti). Per il potenziamento si mettono al centro interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza della rete viaria, parcheggi attrezzati (anche costruiti) per biciclette, «sistemi di infomobilità», ma anche piste ciclabili adeguate e abbattimento delle barriere architettoniche (anche sugli stessi mezzi). Per lo sviluppo aumentare linee e fermate per le attività scolastiche e per i lavoratori, rinforzare le linee nei periodi extrascolastici, prevedere trasporti «flessibili o a chiamata» o «per destinazioni specifiche (ospedali, ecc)», diffondere «car pooling» e «car sharing», potenziamento dei collegamenti verso stazioni, aeroporti, poli di riferimento. È tanto, si potrebbe iniziare da qualcosa.
Giuseppe Del Signore

