Un capannello di ragazzi scrolla compulsivamente il telefono. Controllano il risultato delle partite, ma non sono appassionati di calcio. O meglio, forse sì, gli piacerà anche, ma in questo momento sono solo interessati a come finirà Werder Brema – Augsburg e non perché siano cultori della Bundesliga e sognino di veder tornare il Meisterschale sulle rive del fiume Weser per la quinta volta dopo l’ultimo trionfo del ’92-’93. Neppure sanno che il Werder Brema ha vinto il campionato in passato, né che l’Augsburg è ancora a secco di successi nazionali; conta una sola cosa, il risultato. Sarà over 2.5? Sarà 1? Segnerà Fullkrug dato a 1.65? Si combinerà con la tripla che hanno giocato mescolando campionato turco e serie B albanese? Queste sono le domande che contano per i sempre più minori che, nonostante sia vietato, praticano le scommesse sportive.
IL CATTIVO ESEMPIO Sono le cosiddette “bolle”, le schedine giocate soprattutto online. Perché scommettono? Quando hanno iniziato? Perché farlo anche se è vietato? Le risposte, chi con tono spavaldo, chi con lo sguardo rivolto verso il basso, forse perché consapevole di fare qualcosa di non proprio corretto, sono tante. Vincere facilmente qualche soldo in tasca in più perché «lo fanno tutti i nostri amici e in fondo non c’è niente di male e poi ci basiamo sui consigli di tanti Youtubers», puntando su giocate sulla carta semplici da indovinare, come le vittorie con over di Barcellona e City, o come le vittorie in casa di Milan, Napoli, Inter quando affrontano squadre più deboli, per acquistare un paio «di scarpe da calcio», o molto più semplicemente «per uscire di casa di sera, senza aver bisogno di chiedere soldi ai genitori». I minorenni scommettono, soprattutto sul calcio, ma lo fanno non tanto perché sentono il bisogno di trasgredire le regole, non tanto perché non sanno che è vietato a chi ha meno di 18 anni, ma perché spinti dagli amici, percependo una scommessa come un’attività normale, come può essere una partita di calcetto, ma anche perché molti di quegli influencer che seguono su Tiktok, Instagram, Telegram con canali appositi, sono i primi a normalizzare il rischio, facendo apparire le vincite come facili, immediate e scontate.
PASSAPAROLA I primi contatti che si hanno con questo mondo, solitamente, arrivano attraverso passaparola, con amici che convincono a giocare per “vincere facilmente qualche soldo”. È questo il caso di un ragazzo vigevanese di appena 17 anni: «È poco meno da un anno che scommetto. Onestamente non mi è mai veramente interessato di giocare d’azzardo, ma diversi miei compagni di classe mi hanno convinto mostrandomi le loro vincite, dicendomi che sarebbe stato semplice se avessi scelto le partite giuste. Alla prima vincita, che è stata comunque modesta, poco sopra i dieci euro, ho provato una sensazione particolare come una scossa. Molto presto, però, ho cominciato ad andare in negativo.
I dubbi sullo smettere sono arrivati ben presto, ma mi sono convinto che sarei potuto rientrare stando più attento nelle scelte. Oggi gioco ancora, ma in maniera più sporadica e mirata, senza ovviamente giocare grandi cifre.
LA NOIA In certi casi, seguire le partite solo per tenere traccia delle proprie giocate può “rovinare” l’esperienza di guardare una partita per il puro gusto della passione, come nel caso di un ragazzo quasi diciottenne: «Ho iniziato con le scommesse sportive in terza superiore. Principalmente faccio puntate sul calcio, anche se negli ultimi mesi mi sono avvicinato anche al mondo del tennis. Ho notato però che, seguire novanta minuti di partita senza avere niente in palio, sta diventando sempre più pesante. Mi distraggo facilmente e perdo interesse in poco tempo, non provo più grande emozione in match che non comprendono la mia squadra del cuore». P.B. di anni ne ha 17, lui le quote le studia almeno un’ora a settimana, per lui la questione in realtà è far vedere agli altri di essere esperto di calcio: «A me piace rischiare in generale, ma soprattutto mi piace far vedere ai miei amici che conosco il calcio. Per me è una sfida, se perdo cerco appena ho la possibilità di rifarmi con altre giocate».
Edoardo Varese, Edoardo Zanichelli

