Per la festa patronale di San Rocco, a Gambarana, al bar gelateria del Fausto veniva a cantare anche Wilma De Angelis. «Erano bei tempi – racconta Marco Chiesa, che qui ci è nato ma adesso vive a Pieve del Cairo – e mi ricordo che negli anni ’70 la sera giocavamo al pallone nella strada principale, davanti alla casa del barbiere».

POCO TRAFFICO E le macchine? Non avevate paura di essere investiti? «A quei tempi non ce n’erano in giro molte, ed erano piccole: tante 500, qualche Dyane 6, la 112… Le suore dell’asilo erano andate via e l’oratorio era chiuso, anche se qualche volta don Francesco Cervio lo teneva aperto, ma di giorno». Neanche adesso il traffico è intenso, si tratta perlopiù di chi deve spostarsi tra Pieve del Cairo e Suardi. C’è il pullman di Autoguidovie, che però adesso, con la chiusura delle scuole, ha ridotto le corse per l’orario estivo, e inoltre a luglio e agosto non passa neanche una volta al giorno. E per chi deve fare la spesa? «In qualche modo, in bicicletta o con un passaggio in auto, vanno a Pieve del Cairo – risponde Giuliano Meneghini, il tuttofare del paese, dipendente comunale e sacrestano – Una volta il Comune aveva messo a disposizione un pulmino per portare la gente al mercato di Mede il mercoledì. Lo so perché lo guidavo io, ma è durato poco perché lo usavano solo una o due persone».
NIENTE FERROVIA I trasporti a Gambarana sono un problema, non c’è nemmeno la ferrovia. E se uno deve andare in ospedale? Il più vicino è il San Martino di Mede. C’è il pullman, ma come già detto, a luglio e agosto non passa. E per nosocomi più grandi occorre prendere il treno, ma bisogna raggiungere comunque Torre Beretti, o Mede, che collegano Pavia ad Alessandria. In paese non c’è nemmeno la farmacia, le più vicine sono a Pieve e Suardi. C’è solo da augurarsi di non star mai male in estate. Chi non ha la macchina, insomma, è fregato. Lo sa bene Angela, che da Mede si è da poco trasferita a Gambarana per lavorare al bar-trattoria “I tri scalìn”, l’unico esercizio commerciale aperto in paese. Una volta era il “Bar del Bob”, così detto perché il gestore e proprietario aveva alcune caratteristiche (tra cui la capigliatura) che lo avvicinavano a Bob Marley. Era un tifoso juventino sfegatato, e qualcuno ricorda ancora di averlo visto ballare sul bancone una volta che la Vecchia Signora aveva vinto una partita importante.
Sai perché il bar si chiama “I tri scalìn”? Perchè i gradini sono cinque, ma quando esci sei talmente “pieno” che ne vedi solo tre – racconta Angela, e ride – La clientela non manca, è composta soprattutto da operai che abbeverano i campi, e vengono qui per la colazione il mattino e per il pranzo a mezzogiorno.
Angela cura il bar e la cucina, e inizia presto, alle sei e mezza, così alle tre del pomeriggio ha finito. Ma qualche sera, soprattutto il sabato, torna a Mede per dare una mano in una pizzeria.
LE ROSE E LE SPINE «La macchina è di mio marito, che è rimasto a Mede: durante la settimana me la lascia e va al lavoro in bicicletta, a poca distanza da casa. Ma nel fine settimana serve a lui anche per portare nostro figlio a giocare a calcio in trasferta. Io lavoro pure la domenica, il bar è chiuso solo il martedì». Come fa per muoversi tra Mede e Gambarana nel weekend? «Mi prenderò un’auto usata, appena potrò. Questo lavoro mi piace, una volta facevo la pizzaiola nel locale di mio padre. Stare a contatto con la gente mi è sempre piaciuto». Gente che in questo paesino è sempre meno numerosa: adesso i residenti sono 178, mentre nel 1971 erano 447. E non si capisce se ci siano pochi abitanti perché mancano i servizi o se sia il contrario. «Fino agli anni ’70 – spiega Marco Chiesa – qui c’erano tre bar, due negozi di alimentari, una macelleria, un barbiere, una cartoleria-merceria, due sartorie. Quasi tutti nella via principale. Ci è rimasto l’ufficio postale, che è però aperto solo tre giorni alla settimana». In compenso Gambarana, come annuncia un cartello davanti al municipio, è “il paese delle rose”. «Avevo immortalato alcuni roseti – spiega Marco, che è un valente fotografo – e ho messo le immagini su Facebook con questa frase come didascalia. Il sindaco Franco Cattaneo, che è un mio amico, mi ha preso in parola e ha fatto fare il cartello». Se son rose, insomma, fioriranno. Ma intanto restano le spine – nel fianco – di un servizio trasporti che purtroppo ha lasciato tutti a piedi.
Davide Zardo

