Meno abbandoni scolastici, ma più studenti diplomati senza le competenze fondamentali: è questo il paradosso che emerge dai risultati delle prove Invalsi 2025. La dispersione scolastica esplicita è in calo e si avvicina agli obiettivi europei (secondo le proiezioni del Ministero, è già all’8.3%), ma cresce quella “implicita”. Sempre più ragazzi arrivano al diploma con gravi lacune in italiano e matematica.
CIFRE SU CUI RIFLETTERE I numeri parlano chiaro: solo il 52% degli studenti dell’ultimo anno delle superiori raggiunge la sufficienza in italiano, in netto calo rispetto al 56% del 2024 e molto distante dal 64% del 2019. Ancora peggio in matematica, dove la percentuale scende al 49%, il dato peggiore degli ultimi anni. A pesare è anche il divario geografico: in Calabria e Sardegna, ad esempio, solo uno studente su tre supera la soglia minima in matematica.

CRISI CHE PARTE DA LONTANO Ma la crisi delle competenze non riguarda solo l’ultimo anno di scuola. Già in seconda e quinta elementare si registrano risultati in calo rispetto al 2019. In terza media, solo il 58.6% degli alunni raggiunge la sufficienza in italiano, con un forte svantaggio per Sud e Isole, dove la percentuale di studenti “fragili” – insufficienti sia in italiano sia in matematica – è più che doppia rispetto al Nord. Secondo l’Invalsi, l’estensione dell’istruzione a un numero sempre maggiore di studenti non è stata accompagnata da un adeguato miglioramento.
PNRR AIUTA AREE A RISCHIO Non mancano però segnali incoraggianti. Le misure straordinarie come Agenda Sud, Agenda Nord e i fondi del PNRR sembrano aver prodotto effetti positivi, soprattutto nelle scuole primarie e medie delle aree a rischio.
INGLESE OK Un altro dato positivo arriva dalle prove di inglese: alle medie, gli studenti migliorano sia nella comprensione orale sia nella lettura rispetto al 2019. Inoltre, per la prima volta, in seconda superiore è stata testata la competenza digitale. I risultati sono stati incoraggianti: tra l’85% e il 90% degli studenti dimostra una buona padronanza dell’uso sicuro di Internet.
LA PAROLA AI DIRIGENTI E nel nostro territorio? Partiamo dalle medie. Massimo Camola, (Ic di via Valletta Fogliano), offre un’analisi dettagliata: «Per le terze della “Bramante”, l’incidenza della variabilità tra le classi rispetto a quella totale nei punteggi delle prove e nell’indice di background familiare evidenzia per italiano uno scostamento minimo rispetto alla media nazionale (-0.4%), un certo affanno in inglese (-8.8%), ma un dato positivo in matematica (+3.1%). Questo ci permette di individuare le direttrici su cui intervenire nella programmazione didattica del prossimo anno scolastico».

Pietro Chierichetti (Ic Anna Botto), afferma: «L’Invalsi non mi dispiace: è un passaggio doveroso e potrebbe perfino sostituire l’Esame di Stato, perché offre una fotografia utile del sistema. Dietro questo esame c’è un impianto complesso che merita prò di essere conosciuto meglio». Anna Miracca, dirigente (Ic piazza Vittorio Veneto), sottolinea: «Le prove di inglese sono andate molto bene, meno quelle di italiano e matematica. L’Invalsi però spesso non viene affrontato con la dovuta serietà». Giovanna Montagna, (Ic di viale Libertà), aggiunge: «Avrò i dati completi a settembre. Posso però dire che le prove di inglese sono andate molto bene, mentre per italiano e matematica i risultati variano molto in base alle singole classi e alle varie attitudini verso le discipline». Alle superiori, Elda Frojo, dirigente dell’Its “Luigi Casale”, osserva: «L’Invalsi ha evidenziato ancora una volta carenze in matematica e comprensione del testo. Ritengo che l’esame, per come è strutturato, sia attendibile per rilevare competenze, ma è necessario trovare strumenti per responsabilizzare maggiormente gli studenti. Se le difficoltà riguardano la comprensione dei testi, il problema va affrontato alla radice, già alle medie». Marisa Calculli, dirigente al “Pollini” di Mortara, spiega:
Nelle seconde abbiamo registrato qualche problema in matematica. Nel complesso i risultati sono però soddisfacenti.
Cresce la dispersione “invisibile”: il rischio nascosto dietro gli attestati

Non sempre completare gli studi significa avere le competenze necessarie per affrontare il futuro. È questo il cuore dell’allarme lanciato da uno studio del Politecnico di Milano sulla dispersione scolastica implicita, ovvero quella condizione in cui gli studenti, pur ottenendo un diploma, non raggiungono i livelli minimi richiesti dalle prove Invalsi.
ANALISI AVANZATA Lo studio, condotto dal professor di Public management Tommaso Agasisti e dalla ricercatrice vigevanese Lidia Rossi (nella foto), ha scelto un approccio innovativo: analizzare i dati a livello di scuola e non solo sul singolo studente. Questo permette di individuare con maggiore precisione quali istituti e territori sono più a rischio, suggerendo interventi mirati e meno stigmatizzanti.
LE VARIABILI CHE CONTANO I risultati evidenziano che il contesto socioeconomico, la frequenza alla scuola dell’infanzia e la lingua parlata in famiglia incidono fortemente. Le difficoltà emergono già nel primo ciclo di istruzione, e le scuole con più bambini che hanno frequentato la materna registrano tassi di dispersione più bassi. Al contrario, l’uso prevalente di dialetti o lingue diverse dall’italiano in casa è associato a performance scolastiche peggiori.
L’aspetto che viene valutato con attenzione – spiega la ricercatrice – e il livello di correlazione con alcune variabili, che incidono in modo significativo sul livello di preparazione degli studenti
ORGANIZZAZIONE DETERMINANTE Anche l’organizzazione interna delle scuole conta. Classi sovraffollate, assenze frequenti dei docenti, alta mobilità degli studenti e scarsa esperienza dei dirigenti scolastici sono tutti fattori che aumentano il rischio. «Il nostro studio non indica dei trend e non mette a confronto le varie annualità – precisa Lidia Rossi – ma il lavoro si occupa di andare a vedere i valori che incidono sul percorso di acquisizione delle conoscenze». Due elementi spesso sottovalutati sono le assenze dei docenti (che secondo lo studio hanno un legame con la dispersione, al crescere delle prime cresce anche la seconda) e la comunicazione scuola-famiglia. L’uso efficace del registro elettronico e di strumenti digitali per coinvolgere i genitori, che si rivela determinante per prevenire situazioni critiche.
OLTRE LE POLITICHE SCOLASTICHE La ricerca invita infine a superare le politiche scolastiche “uguali per tutti”. Servono invece interventi su misura, capaci di adattarsi alle specificità dei singoli istituti e dei territori. Tra le priorità indicate: rafforzare la scuola dell’infanzia, sostenere le famiglie in difficoltà, garantire continuità didattica e investire nella leadership scolastica. Solo un’azione condivisa tra scuola, famiglie e istituzioni potrà davvero contrastare una dispersione che, sebbene invisibile, mina le basi dell’equità educativa.
Massimo Sala, Isabella Giardini

