Dazi / L’Ue cede sul 15%, ma la paura è ancora tanta

L’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi agroalimentari, che fissa al 15% le tariffe contro l’ipotesi iniziale del 30%, è accolto con moderata soddisfazione dalle principali organizzazioni agricole italiane.

AGRICOLTORI Coldiretti, Confagricoltura e Cia Pavia riconoscono il valore di un’intesa che limita i danni per il Made in Italy, ma chiedono con forza misure di compensazione per i comparti ancora esposti, a partire da quello vinicolo. «L’accordo con tariffe al 15% è sicuramente migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale del 30%, che avrebbe causato danni fino a 2,3 miliardi di euro per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare», ha dichiarato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. Al momento non è ancora stata resa pubblica la lista dei prodotti che rientreranno nella cosiddetta formula “zero per zero”, ovvero esenti da dazi su entrambi i fronti. Da più parti si auspica che tra questi venga inserito il vino, oggi tra i prodotti più a rischio.

Aspettiamo di capire bene i termini dell’accordo – ha ribadito Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia – e soprattutto di leggere la lista dei prodotti agroalimentari a dazio zero sui quali ci auguriamo che la Commissione Ue lavori per far rientrare, ad esempio, il vino.

La preoccupazione per il settore vitivinicolo è condivisa anche da Cia Pavia. «È evidente che i dazi al 15% infliggeranno un duro colpo al settore – ha spiegato Paola Fugagnoli, direttrice dell’organizzazione – Il mercato americano vale il 30% delle nostre esportazioni, pari a oltre 3 milioni di bottiglie. In questo scenario sarà difficile, se non impossibile, ricollocare l’invenduto nel breve periodo su altre piazze». Anche Confagricoltura, con Marta Sempio, presidente provinciale di Pavia, avverte che «gli importatori americani chiederanno che il peso dei dazi venga distribuito lungo la filiera». Da qui la necessità di un intervento europeo che protegga in modo concreto le produzioni più vulnerabili.  E per Coldiretti, come ribadito dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, è fondamentale «proteggere i consumatori dalle imitazioni del falso Made in Italy».

dazi usa

ARTIGIANI Per quanto riguarda gli artigiani, l’analisi di Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Lomellina, evidenzia non poca preoccupazione: «L’accordo sui dazi  chiude una fase di incertezza che stava paralizzando molte imprese. Ma non basta tirare un sospiro di sollievo: per tante realtà, soprattutto piccole, questo accordo avrà comunque un impatto concreto sui costi e sulla competitività», afferma Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Lomellina. «Parliamo di un mercato – quello americano – che vale oltre 66 miliardi di euro per l’export italiano, il secondo dopo la Germania. Negli ultimi cinque anni, l’aumento delle esportazioni verso gli Usa è stato del 57%. Non si tratta solo di grandi gruppi: sono migliaia le micro e piccole imprese che hanno costruito rapporti stabili con clienti e committenti oltreoceano. E ora si trovano a dover rivedere margini, listini e strategie». Secondo Grechi, le difficoltà non colpiscono solo chi esporta direttamente: «Ogni dazio che si applica a valle si riflette a monte, lungo tutta la filiera. In territori come il nostro, dove l’interdipendenza tra imprese è forte, le ripercussioni si sentono anche tra chi lavora conto terzi o fornisce componenti. Moda e meccanica, due colonne del nostro manifatturiero, sono tra i comparti più esposti. La moda, che coinvolge tante microimprese e tanta manodopera locale, rischia contraccolpi seri. E la meccanica – già in affanno – sta registrando segnali di rallentamento evidenti, anche qui in provincia». «Non possiamo limitarci a registrare i numeri. Serve subito – conclude Grechi – un piano di misure concrete per chi esporta, innova, e regge la concorrenza internazionale. Senza un impegno su costi energetici, tassazione e accesso ai mercati, rischiamo di perdere terreno proprio dove stavamo crescendo di più»

INDUSTRIALI «È un duro colpo per le imprese, ma dobbiamo andare avanti» dice il vice presidente di Confindustria, Maurizio Marchesini. L’accordo Usa-Ue sui dazi è «l’inizio di un nuovo ordine commerciale». Una guerra dalle sicure ricadute occupazionali. Marchesini difende però l’operato della presidente della commissione europea Von der Leyen. «Se si fosse trattato come singole nazioni – afferma – sarebbe andata peggio».

Massimo Sala

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