Un bambino su 31 negli Stati Uniti, uno su 77 in Italia. Questi sono i numeri che fotografano l’aumento delle diagnosi di autismo, al centro di un recente approfondimento pubblicato da Nature. Negli Usa, secondo i dati dello scorso aprile, la prevalenza tra gli otto anni è passata da un caso ogni 150 nel 2000 a uno ogni 31 nel 2022.

DATI Ma la tendenza riguarda anche l’Italia. Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità stimano una prevalenza dell’1.26% dove un bambino su 77 presenta un disturbo dello spettro autistico (Asd) e in questo la Lombardia conferma il trend. I bambini di 3 anni con diagnosi in carico al sistema sanitario regionale sono cresciuti da 700 nel 2021 a 871 nel 2023; mentre quelli di 4 anni da 843 a 1.372. Anche gli adulti seguiti dai servizi sono aumentati, passando da 4.037 a 5.312 nello stesso periodo. Non è un’eccezione la Lomellina dove i pediatri di base segnalano che il 3.20% dei pazienti in età pediatrica presenta una disabilità del neurosviluppo e l’1.29% rientra nello spettro autistico, in linea con la media nazionale. Mentre oltre il 36% dei casi è classificato come Asd di livello 3, la forma più grave, che richiede assistenza continuativa.
AUMENTO «Di sicuro c’è un aumento che riguarda anche l’Italia – conferma la dottoressa Lidia Decembrino, pediatra e direttore di Pediatria e Neonatologia all’Ospedale Civile di Vigevano – Effettivamente si calcola che uno su 77 bambini tra i 7 e i 9 anni sia affetto da autismo». Secondo la specialista, l’autismo «sta diventando una vera e propria emergenza sanitaria, perché richiede un’assistenza multidisciplinare. Non bastano i pediatri, ma servono neuropsichiatri, logopedisti, fisioterapisti. Intervenire precocemente con attività educative e di stimolo può cambiare le sorti». Le cause però restano incerte.
Sappiamo che c’è una prevalenza nel sesso maschile, ma non conosciamo le origini – continua Decembrino – C’è chi parla di esposizione a farmaci, infezioni o fattori ambientali tossici, ma al momento nessuna ipotesi è confermata.
PRESA IN CARICO I primi segnali emergono nei primi anni di vita con isolamento, scarso interesse per la socializzazione, rifiuto del contatto fisico e assenza di risposta agli stimoli emotivi. «La diagnosi si basa sull’osservazione clinica, seguita da test specifici somministrati dal neuropsichiatra – racconta – Non ogni comportamento significa autismo, per questo serve prudenza e valutazione specialistica». Fondamentale è il sostegno alle famiglie che si trovano ad affrontare difficoltà non solo sanitarie, ma anche scolastiche e sociali. «È una condizione difficile da gestire – osserva la pediatra – perché comporta problemi nell’inserimento a scuola e nella vita quotidiana. Per questo serve una rete che accompagni i pazienti e le famiglie nel tempo, con una presa in carico prolungata». Non solo la famiglia, ma anche la scuola è un nodo cruciale per questi casi. «La rete è fatta da famiglia, scuola e assistenza sanitaria – conclude la pediatra – e in queste condizioni i rapporti diventano ancora più stringenti. Ogni caso è a sé e richiede un approccio personalizzato e continuativo nel tempo».
Rossana Zorzato

