«L’oratorio della parrocchia di San Carlo a Piccolini è probabilmente l’unico, o comunque il primo, ad essere stato intitolato a san Carlo Acutis in tempi non sospetti, quando era ancora “solo” beato».
IL VERO MIRACOLO A parlare è don Moreno Locatelli, parroco della frazione vigevanese, che si è recato a Roma per concelebrare la messa di canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, presieduta in San Pietro domenica scorsa, 7 settembre, da papa Leone XIV. Ad accompagnare don Locatelli, un gruppo di 10 nepalesi guidati da un sacerdote, per proseguire il gemellaggio iniziato nel dicembre 2023 tra le Caritas lombarde e quelle del Nepal, in un progetto di cui il sacerdote vigevanese è coordinatore regionale.
Questi due giovani — racconta don Moreno — sono diventati conosciutissimi anche all’estero. Ero circondato da un gruppo sacerdoti asiatici che sapevano tutto di Acutis.
Vita, morte e miracoli, verrebbe da dire. Ma il più grande, di miracolo, è proprio la mondialità di questi nuovi santi. «La piazza era piena di giovani, cosa normale quando si celebra la Giornata mondiale della gioventù, non così scontata in altre occasioni. In questo caso si trattava di due santi giovani, e i giovani hanno risposto. Era la prima volta che incontravo papa Leone di persona, ed è stato emozionante. La liturgia della celebrazione è stata precisa, senza una sbavatura o uno dei fuori programma a cui eravamo abituati con Francesco. Papa Prevost può sembrare freddo e distaccato rispetto al suo predecessore, eppure non ha mancato di salutare la gente prima e dopo la messa. Inoltre l’omelia è stata molto coinvolgente».

AMORE PER TUTTI Un passaggio fondamentale è stato l’aver sottolineato che «Acutis e Frassati hanno coltivato l’amore per Dio e i fratelli con mezzi alla portata di tutti. Carlo ha incontrato Gesù in famiglia, e poi a scuola, e soprattutto nei sacramenti, celebrati nella comunità parrocchiale. È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate preghiera, sport, studio e carità. Un’altra cosa essenziale era la confessione frequente. Carlo ha scritto: “L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato. Gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima”. Entrambi avevano una grande devozione per i santi e per la Vergine Maria, e praticavano generosamente la carità. Perfino quando la malattia li ha colpiti e ha stroncato le loro giovani vite, nemmeno questo li ha fermati e ha impedito loro di amare, di offrirsi a Dio, di benedirlo e di pregarlo per sé e per tutti.
Davide Zardo


Carlo ha scritto: “L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato. Gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima”. UHAU che sottolineatura!!!! E come si concilia questa sottolineatura con la “porcata” di dedicare la casa di riposo di Garlasco ad un “porco”, ladro, bugiardo, ….. ???? In quel caso il “peccato” è un optional, l’ “anima bella” è una battuta per i creduloni????????