Comandamenti / Tra fede e tempo libero

Nella formulazione catechistica che abbiamo imparato a memoria, il terzo comandamento suona così: ricordati di santificare le feste. Ma cosa dice oggi a noi la parola festa?

VALORE DELLA FESTA Qual è il significato del riposo nelle nostre vite frenetiche? Un momento di svago o qualcosa di più? Tenendo aperte queste domande riandiamo al testo biblico che si presenta molto più articolato: «Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato» (Es 20,8-11).

RIPOSO E FEDE Ciò che qui entra in scena è l’esigenza di un tempo di riposo nel ritmo incalzante della vita e di un tempo dedicato esplicitamente alla professione della propria fede. È interessante notare che quello che viene chiesto è di “ricordare” (fare memoria) e la motivazione scavalca l’esperienza del solo popolo di Dio per estendersi a ogni uomo creato a immagine di Dio e per questo chiamato a somigliargli. Il riposo, o il tempo libero, come si preferisce chiamarlo, è una cosa bella e necessaria, ma se viene meno il centro interiore, finisce per essere semplicemente tempo vuoto che non ricrea e non dona pace.

CURA INTERIORE La terza parola risona allora provvidenzialmente come invito a prendersi cura della propria interiorità e a non cadere nel tranello della schiavitù delle cose. Quanto più l’uomo impara ad aver cura della propria interiorità personale, tanto più diverrà personale, nel senso di responsabile, anche il suo operare nel mondo. La cura della propria interiorità richiede, tuttavia, tempo. Santificare il “sabato” vuol dire imparare a santificare l’esistenza riconoscendovi un senso e sperimentare quel riposo vero che non dipende dalle circostanze favorevoli, ma dall’amare e conoscere la volontà di Dio. Ecco perché i cristiani hanno subito compreso che il sabato trova il suo compimento nella risurrezione di Gesù, nel giorno del Signore, nella Pasqua settimanale grazie alla quale si fa evidente che tutto quello che esiste non è fatto per la morte, ma per l’eternità di Dio. Per questo motivo se ci si dimentica di “santificare le feste”, si “cade nel peccato mortale”, perché dove la speranza della fede non illumina più il cammino, regna la morte.

DOMENICA, UN DONO È divenuta celebre la frase pronunciata da uno dei quarantanove martiri di Abitene (attuale Tunisia) durante la persecuzione di Diocleziano: «Sine dominico non possumus», che significa «non possiamo vivere senza il giorno del Signore», o meglio, non possiamo essere. Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non ci può essere vita riuscita. Sarà più facile liberare la Messa domenicale dalla categoria del precetto, per riportarla al significato di dono del Cristo risorto ai suoi discepoli perché possiamo avere in lui la vita: «Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me».

don Paolo Ciccotti

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