Un amore nato nel segno dell’Azione Cattolica. È quello di due fidanzati vigevanesi, Daniele Bellazzi (36 anni) e Susanna Brogin (34). Quando si sono conosciuti, lui era responsabile dell’Azione Cattolica giovani della parrocchia di Fatima, lei vicepresidente dello stesso settore.
ESPERIENZA DI CRESCITA «È stato il primo invito a condividere un’esperienza di crescita giovanile – spiega Daniele – un primo passo verso l’Azione cattolica. E verso Susanna. Mi hanno colpito la sua cura, la precisione, l’impegno con cui affronta la vita. E il suo sorriso». È stato un innamoramento a prima vista o è cominciato tutto con una semplice amicizia? «È nato subito l’amore, con una naturalezza disarmante – racconta Susanna – e la condivisione di valori comuni ha contribuito molto. Io sono catechista nella parrocchia dell’Addolorata, e seguo i ragazzi (quasi tutte ragazze, a dire il vero) dalla prima elementare alla terza media; Daniele è educatore di un gruppo di adolescenti dall’età della Cresima in su. Grazie alle nostre esperienze in parrocchia, questi giovani si sono incontrati, ed è come se due mondi si fossero uniti. Abbiamo festeggiato con loro il Giubileo a Roma, ed è stato bellissimo. Oltretutto io non ho mai fatto l’educatrice, né lui il catechista».
Abbiamo scoperto di essere complementari, di completarci a vicenda, e questo ci ha aiutato per una crescita anche nostra, per capire come essere presenti nel nostro ruolo.
PROVE TECNICHE DI FAMIGLIA Il loro amore, nato nel servizio, è cresciuto giorno dopo giorno tra incontri, preghiere, attività e sorrisi condivisi, in un cammino di fede che ha saputo trasformarsi in una promessa di vita. «Essere circondati dai giovani – dice Susanna ridendo – è un po’ come una prova tecnica di famiglia. In effetti i ragazzi ci considerano quasi dei genitori, e per loro ci sentiamo un po’ mamma e papà. È una piccola grande famiglia, dove nascono tenerezze, dove si imparano la pazienza e l’ascolto, e dove ogni gesto diventa occasione di crescita reciproca. È bello vedere che questi piccoli proseguono una vita di fede, e incoraggiante assistere alla loro crescita». Un amore nato all’ombra di un campanile, quindi, anzi di due: due parrocchie, due percorsi che si sono incontrati per volere di un disegno più grande.
UN DISEGNO PIÙ GRANDE «Vorremmo dire alle giovani coppie – aggiunge Daniele – che è importante essere costanti nella propria vita, per continuare un cammino di maturazione e di fede. La speranza, protagonista dell’anno giubilare, è stata per noi una presenza costante. Senza di essa non c’è vera vita cristiana. Ricordo ancora quella Giornata mondiale della gioventù in cui papa Francesco ci invitò a brillare, a essere luce in tutti i rapporti e a non temere: un’esortazione che spesso si incontra nei Vangeli. Noi possiamo fare del nostro meglio fino a un certo punto, e poi il Signore fa il resto». Accanto a lui, Susanna lo ascolta e annuisce: «È importante avere dei valori comuni – aggiunge – perché senza quei “mattoncini” crolla tutto. Se manca il valore alla base, tutto si sfascia. L’unica vera parola, nel Vangelo, è l’amore. Dobbiamo essere consapevoli che non siamo soli, e guardare all’esempio delle nostre rispettive famiglie». È un amore che non ha bisogno di clamore, che cresce nel silenzio operoso delle parrocchie, nel dialogo con i giovani, nella gioia discreta di chi costruisce insieme un domani di fede e tenerezza. Due vite intrecciate nella luce di due campanili, un cammino che sa di preghiera, di speranza e di promessa.
Davide Zardo


