Bestiario / In tutti i luoghi, i silvilaghi

Dalle boscaglie incolte delle campagne, ai giardini curati delle villette suburbane, fino ai parchi pubblici incastonati tra asfalto e clacson, non c’è posto in Lomellina che non sia stato colonizzato dal silvilago. Nome scientifico Silvylagus floridanus, noto ai più come minilepre, fa strano pensare che questo grazioso lagomorfo (la famiglia di lepri e conigli: no, non sono roditori) dalla coda bianca a batuffolo e dal pelo marrone fino a 50 anni fa praticamente non esisteva alle nostre latitudini.

Introdotto dall’America per la prima volta nel 1966, la minilepre anno dopo anno sta aumentando la sua espansione tra Piemonte e Lombardia, non disdegnando gli ambienti urbanizzati: alcuni esemplari sono stati avvistati addirittura sui vagoni del treno che collega Milano alla Lomellina. Ambiente ostile agli umani, figurarsi a un coniglio, ma questo la dice lunga sull’adattabilità del silvilago. Oltre oceano il Silvylagus prospera in campi coltivati, boscaglie, paludi, pianure dal sud del Canada fino al Venezuela, passando per la parte est degli Usa e per il Messico: basta che ci siano posti dove nascondersi durante il giorno, perché questo animale è attivo principalmente dal crepuscolo all’alba, dove si procura il cibo brucando erba e germogli. Ma come tanti animali alloctoni, il suo aspetto simpatico nasconde una minaccia per la biodiversità. Innanzitutto, il silvilago occupa gli stessi nascondigli della lepre autoctona, che si trova quindi a soffrire di una maggiore pressione da parte dei predatori (attirati dalla grande disponibilità di prede) ma con meno spazi.

E poi la minilepre sviluppa con sintomi lievi la mixomatosi, malattia letale invece per il comune coniglio europeo.

Ma qui, tanto per restare in tema, si cade nel “rabbit hole“, la tana del bianconiglio. Perchè, beh, nemmeno il coniglio è veramente autoctono: originario della penisola iberica, fu però introdotto fin dall’antichità in moltissime altre località in Europa e nel mondo. In Italia è comune in Sicilia, Sardegna e in molte isole; sul “continente” è diffuso localmente, pianura Padana e Lomellina incluse. Come riconoscere gli esemplari delle due specie? Il silvilago, rispetto al coniglio, ha le orecchie e la coda più corte, mentre le zampe posteriori sono più lunghe. Ricorda, effettivamente, una lepre in miniatura: ma la “legura” propriamente detta è molto più grande (fino a 60 cm di lunghezza contro i 40 dei “cugini”), ha le orecchie molto lunghe e le zampe di dietro particolarmente sviluppate.

Alessio Facciolo

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