Bestiario / Un inverno senza uova

«Quelle là mangiano a tradimento, la prossima volta lascio aperta la porta e faccio entrare la volpe». Incuranti alle minacce di mia madre, le galline del pollaio restano immobili, con le piume arruffate, a godersi i raggi del sole pomeridiano. Una, rossa come una cometa, sfreccia verso la recinzione, fissando gli umani dall’altra parte con l’occhietto arrabbiato di chi è in attesa di una dose di grano da troppo tempo.

La gallina rossa (che, seguendo un pattern troppo complicato da spiegare, si chiama Alicent, come un personaggio di Game of Thrones) per altro è l’unica a non meritare il draconiano castigo minacciato da mia mamma: infatti, tra tutte, è l’unica a deporre le uova più o meno regolarmente anche in questi freddi mesi invernali. Per le altre non si tratta né di pigrizia né di un capriccio, ma è soprattutto una questione di ormoni. Non è tanto il freddo in sé il primo responsabile dell’interruzione della deposizione delle uova, quanto il calo di ore di luce che influenza negativamente la produzione di ormoni steroidei. Il picco di inattività si raggiunge proprio a dicembre, in corrispondenza con il solstizio d’inverno che è il giorno più breve dell’anno: alcune razze ovaiole in questo periodo si fermano solo una decina di giorni (la nostra Alicent, nel suo inscrutabile albero genealogico, deve avere qualche antenata di questo tipo), ma altre vanno in “letargo” dalla posa per un periodo molto più lungo. Per chi volesse continuare a gustare anche a Natale frittate e omelette, c’è qualche accorgimento che si può utilizzare: se l’uso di lampade per simulare la luce solare è diffuso, ma squilibra l’orologio biologico del pollame, un aiuto può arrivare da un menù che supporti le galline con una dieta maggiormente energetica e che incrementi il grasso corporeo. Per esempio, aggiungendo alla loro normale dieta del pane secco una volta a settimana, oppure dell’avena. E poi… vabbè, ci metto un segreto di famiglia.

Forse c’era del vero, quando mia nonna diceva che per far fare le uova alle galline d’inverno bisognava dargli una fetta di panettone, cibo decisamente grasso. E lei infatti glielo dava, incurante del fatto che lo zucchero ai polli non faccia proprio benissimo, e… le uova in effetti arrivavano. Quindi, consiglio per gli aspiranti avicoltori: evitate di riempire il vostro pollame con gli avanzi dei pranzi delle feste, ma se volete, una volta sola, un boccone di panettone buttateglielo pure. È Natale anche per loro, in fondo.

Alessio Facciolo

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