La Repubblica Italiana compie 80 anni, una tappa importante nel percorso di uno stato ancora giovane, che in tutto ne ha 165.
Altri possono contare su una statualità ben più radicata, l’Inghilterra ora Regno Unito può affondare le sue radici nella Magna Charta del 1215 o addirittura nel Domesday Book del 1086 (“Il libro del giorno del giudizio” che in realtà era un catasto), la Francia si è forgiata attraverso lo scontro tra centro (Parigi) e periferia (Provenza e non solo), l’assolutismo, la Rivoluzione francese in oltre otto secoli. Gli stessi Stati Uniti ne compiranno il 4 luglio 250.
L’Italia, pur avendo alle spalle una storia ricca e un passato imperiale, ha conosciuto diversi secoli d’interruzione della statualità e quindi gli si potrà perdonare qualche peccato di gioventù. Il presidente Sergio Mattarella il 2 giugno ha ricordato che la Costituzione è «una “casa comune” che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà». Allora il modo migliore per celebrare gli ottant’anni della Repubblica sarebbe riflettere su un nuovo patto sociale, perché il vecchio ha smesso di funzionare. All’epoca fu siglato sulla base del compromesso tra ideologie forti, cattolici e comunisti, repubblicani e monarchici sconfitti, nella società post-ideologica odierna ci si deve accontentare di dicotomie più basilari: tra chi paga le tasse e chi le evade, l’Ue sottolinea questa settimana come
l’evasione fiscale rimanga elevata, in particolare sull’Iva e tra i lavoratori autonomi
(a Vigevano ci sono 2 milioni di euro di Tari evasa o elusa), tra nonni e nipoti, in un’Italia in cui circa un quarto dei residenti è over65 e 90mila under35 sono emigrati all’estero solo nel 2024 (a fronte di 370mila nati), tra italiani autoctoni e seconde generazioni, in un Paese che ha una legge sulla cittadinanza talmente severa che negli ultimi 15 anni sono stati persi 4.5 milioni potenziali atleti (del resto non va ai mondiali da altrettanti), tra ricchi e poveri, sempre citando l’Ue «la povertà assoluta è a livelli storicamente alti negli ultimi anni, colpendo l’8.4% della popolazione nel 2024, inclusi il 13.8% dei bambini», tra privilegi e competitività, «la debole crescita della produttività italiana riflette vincoli strutturali» di cui beneficiano «micro e piccole imprese, spesso gestite da famiglie che ostacolano l’innovazione e la produttività», tra storia e futuro, in un Paese che rinuncia alle pale eoliche o ai pannelli solari perché sono “brutti” e rovinano il paesaggio pur continuando a usare “belle” centrali a carbone.
La Repubblica non è fondata sulle disuguaglianze, anzi nacque come rottura con un periodo della storia italiana che le aveva elette a sistema, il fascismo: disuguaglianze politiche (un solo partito), di genere (le donne sfavorite), di “razza” (con i crimini di guerra del colonialismo e con le leggi razziste contro gli ebrei), di pari accesso a scuola e opportunità. La settimana dell’ottantesimo della Repubblica coincide anche con le elezioni amministrative. Vigevano e Mortara si daranno un nuovo sindaco, dopo che nel primo turno è emerso il desiderio di un cambiamento, di un nuovo patto sociale. A chi sarà sindaco, Buratti o Previde Massara, Farina o Testa, il compito di costruire questo nuovo patto sociale nelle rispettive città. Un sindaco non ha poteri illimitati, ma la sua visione può cambiare il volto e il senso di una comunità.
Giuseppe Del Signore

