Mirella è morta da anni, e la sua storica tabaccheria in via Roma non c’è più.
LE COSE CAMBIANO Adesso a Pieve del Cairo le sigarette si possono trovare in piazza Paltineri (ma non tengono i sigari, accidenti…) dove un tempo c’era l’edicola. Che ora vende sì i giornali e fa anche da cartoleria e articoli-regalo, ma in via Roma, vicino alla banca, al posto di Gatti Abbigliamento. Una delle due ex titolari di Gatti è una mia amica, adesso lavora alla Cittadella Sociale, precedentemente era da Bonizzoni Arredamenti e prima ancora alla FN Grafiche, fallita nel 2006. Una vita fa. Lì ci ho lavorato anch’io, ma questa è un’altra storia. Tutto questo lungo excursus solo per dire come le cose, col tempo, cambiano. Il ristorante orientale vicino al Portone invece c’è ancora, chissà però se i gestori sono sempre gli stessi. Dopo tanti anni non saprei riconoscerli. Chi sembra non cambiare mai, in compenso, è il sindaco Niccolò Capittini, che nella foto di gruppo per le premiazioni del Librivoro, in biblioteca, si confonde con i giovani lettori, grazie alla sua figura minuta e a quell’aria da eterno ragazzino.

PICCOLO ANELLO Capittini (42 anni, imprenditore edile) ha da poco iniziato il suo secondo mandato, correndo da solo alle elezioni del giugno 2026 senza altre liste concorrenti: cosa che avrebbe rischiato, nel caso di un mancato quorum, di far commissariare il Comune. Sindaco, ma chi te l’ha fatto fare? «Svolgere questo lavoro — racconta il primo cittadino— vuol dire metterci cuore, passione, anima. Pieve è un piccolo anello nella catena della Storia, e ha sempre sofferto di una certa marginalità. È però un posto piccolo che si comporta da grande, ha ancora le scuole primarie e medie, e da poco l’asilo nido. Non abbiamo più la pluriclasse, anzi quest’anno ci sono due prime medie. Inoltre la demografia è in leggera salita, pur scendendo sotto la soglia dei 2mila abitanti. È un segnale che fa ben sperare.
Qui la gente è ancora capace di interpretare se stessa, di prendersi cura degli altri, di dare tante soddisfazioni.
PRENDERSI CURA La Cittadella Sociale, fondata da monsignor Pietro Barbieri e inaugurata nel 1955 nientemeno che dal Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, anche oggi continua a rappresentare un punto di riferimento medico-chirurgico per il territorio. Poi ci sono gli anziani, con due case di riposo: la Sacra Famiglia e la San Giuseppe. E la parrocchia della Beata Vergine della Consolazione, diretta da don Luca Discacciati e inserita nell’Unità pastorale Santa Maria di Acqualunga (che comprende in totale nove parrocchie) con un centro d’ascolto Caritas e un Osservatorio Rosa dedicato a consulenze per tematiche femminili e familiari. Luoghi nei quali la dimensione religiosa si intreccia con quella educativa, aggregativa e semplicemente con quella umana. Posti diversi, persone diverse, professionalità e vocazioni differenti. Ma tutti, in qualche modo, hanno a che fare con una parola semplice e oggi tutt’altro che scontata: comunità. E forse è proprio questa la storia da raccontare: non soltanto ciò che Pieve del Cairo possiede, ma ciò che riesce a fare per gli altri.
Una piazzetta intitolata ad Alda Merini

«Sono particolarmente contenta di questa intitolazione a mia zia. Finalmente anche la Lomellina si è ricordata di Alda Merini». Chi parla è Laura Bertassello, nipote della celebre poetessa milanese, a cui Pieve del Cairo ha dedicato un angolo nel cuore del centro storico. L’intitolazione del largo Alda Merini, uno spazio laterale decoroso e moderno, è avvenuta nell’ambito dei lavori di restyling urbani di piazza Paltineri, inaugurati a fine giugno 2025. In largo Alda Merini c’è anche una panchina rossa, simbolo della lotta alla violenza di genere. E sulla panchina, una targa con un breve testo della poetessa dei Navigli. Laura Bertassello, la cui madre Anna era sorella di Alda Merini, abita proprio a Pieve del Cairo. «Vivo in Lomellina da 25 anni – racconta – prima sono stata a Sannazzaro e Mezzana Bigli, ed è la prima volta che in questo territorio qualcuno dedica un luogo a mia zia. Questa piazzetta mi aiuta a tenermela vicina. È come avere accanto una parte di lei».
«Un paese non è soltanto un insieme di case»

Linda, la bibliotecaria di Pieve del Cairo, è una giovane originaria della Tunisia, con maniere estremamente gentili e un sorriso per tutti i visitatori. «Da febbraio di quest’anno — racconta — abbiamo avuto 15 nuovi iscritti. In tutto sono più di 500, di cui una buona parte costituita dai giovani». Oggi è sabato, ma non un sabato qualunque, perché nella biblioteca “Giuseppe Ponte” (circa 7mila volumi) ci sono le premiazioni del Librivoro per quattro piccoli lettori, e l’inaugurazione della mostra fotografica delle prime classi elementari dagli anni ’60 a oggi, con un pubblico numeroso e particolarmente interessato. «È una mostra che entusiasma — commenta il presidente della commissione biblioteca, Francesco Sturla-Rossi — perché muove la memoria. Iniziative come questa fanno la differenza tra un paese e un semplice insieme di case».
Dentro l’archivio delle storie perdute

Pieve del Cairo è noto per essere “il paese dei due Giubilei”. Il motivo risale al 6 giugno 1512, quando gli abitanti guidati dal condottiero Rinaldo Zatti liberarono il cardinale Giovanni de’ Medici (futuro papa Leone X) che nella battaglia di Ravenna era stato catturato dai francesi. Egli, una volta varcato il soglio pontificio, per ringraziare la comunità di Pieve concesse alla parrocchia due Giubilei perpetui all’anno: uno la prima domenica di giugno in ricordo della liberazione, e l’altro l’8 settembre, festa patronale della Natività di Maria. Un episodio che Carlo Degiorgi conosce bene, avendo contribuito a riordinare l’archivio storico comunale, nel quale ha anche trovato tracce di alcuni suoi avi. A partire dal protagonista del romanzo “La straordinaria storia di nonno Felice”, che pubblicato nel 2023, racconta la storia del trisnonno paterno di Carlo, vissuto 90 anni tra il 1820 e il 1910.
Fare ricerche negli archivi — racconta Carlo — ti dà una sensazione bellissima, emozionante, ti riconduce al passato; ma devi essere curioso come un bambino. Tra i personaggi in cui mi sono imbattuto, c’è l’ostetrica Rosa Morigiotti, che nel giro di poche decine d’anni fece nascere 4mila bambini.
«E poi mi ha colpito molto la storia di una famiglia di attori girovaghi di Livorno, i Toggio, che a Pieve nel 1858, durante un’epidemia di colera asiatico, in quattro giorni perse due figli piccoli. Quell’anno i morti salirono da 65 a 122. Mi sono chiesto se i Toggio abbiano mai ritrovato la forza di far divertire il pubblico». Mentre Carlo racconta, incontriamo un simpatico signore di 88 anni, Bruno Paron, falegname in pensione e barelliere dell’Oftal della cui sezione locale è stata presidente la sorella Rita. «Noi vecchi — spiega rigorosamente in dialetto — già 50 anni fa avevamo capito che il mondo stava cambiando. In peggio, purtroppo: una volta non si cercava la rissa, si pensava solo a divertirsi, mentre adesso i giovani vanno in giro col coltello in tasca». Saluta e se ne va, mentre Carlo, a proposito di anziani, mi racconta di una signora scomparsa nel ’99 a 106 anni: «Noi attraverso gli archivi storici possiamo parlare del passato, loro invece lo hanno vissuto».
Davide Zardo

