Caregiver, il peso dell’assistenza

Prendersi cura di un familiare non autosufficiente significa affrontare, oltre alla fatica quotidiana, un percorso complesso per capire quali aiuti economici siano realmente disponibili. Ma ora il destino dei caregiver sembra stia per cambiare… o almeno così sembra. È infatti dei giorni scorsi il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver, approvato dalla Camera il 14 ottobre e ora all’esame del Senato.

DIFFICOLTÀ E nel mentre si aspetta un cambiamento concreto, chi al momento vuole fare richiesta di bonus e bandi messi a disposizione dalle varie Regioni deve prodigarsi ad attraversare una vera e propria giungla burocratica fatta di Caf, Spid, portali regionali e un continuo rimbalzo da un ente all’altro. «Ho provato all’inizio di quest’anno a richiedere un bonus rivolto ai caregiver e disponibile sul portale di regione Lombardia – fa sapere Stefania Cardinali, caregiver di sua mamma – e dopo aver fatto il modello Isee, sono stata rimbalzata dal Caf ai servizi sociali che a loro volta mi hanno reindirizzata al sito istituzionale. Da qui un incubo tra accessi Spid, ricerca tra mille bandi e alla fine scoprire comunque di non poter beneficiarne perché richiesto un diploma da Oss».

DISEGNO La speranza è quindi che il nuovo disegno di legge riesca a semplificare i passaggi. Nello specifico, introduce per la prima volta un quadro organico di riconoscimento dei caregiver familiari, distinguendoli in quattro profili in base alle ore di assistenza e alla convivenza con la persona assistita. Tra le novità principali c’è un contributo economico previsto dal 2027 per i caregiver prevalenti conviventi, che prestano almeno 91 ore settimanali di assistenza, con un Isee non superiore a 25mila euro e redditi da lavoro entro il limite di 3mila euro lordi annui. Un impegno quotidiano che sarà retribuito con un importo che sarà stabilito trimestralmente, fino a un massimo di 1.200 euro a trimestre. Il testo prevede inoltre maggiori tutele per conciliare assistenza e lavoro, il riconoscimento delle competenze maturate e misure di sostegno al benessere psicofisico.

AIUTO E se da un lato il groviglio burocratico toglie ogni speranza, una buona parola la può dare il medico di medicina generale. «Sebbene non sia direttamente coinvolto nella parte amministrativa della richiesta dei fondi, il medico può essere un riferimento nella valutazione dei bisogni clinici e delle difficoltà del familiare – spiega  Alessandro Rubino, medico di medicina generale –  Conoscendo l’assistito, può delinearne i bisogni e orientarlo verso le cure domiciliari e gli altri servizi territoriali». La sfida però non si esaurisce nell’erogazione di denaro. «Il contributo economico deve accompagnarsi alla possibilità concreta di avere aiuto e tempo di sollievo per il caregiver – sottolinea il medico – L’assistenza assorbe tempo, risorse ed energie emotive, mentre le famiglie sono sempre più spesso chiamate a sostenere carichi importanti». Da qui il consiglio: muoversi prima che la situazione diventi urgente. «È importante parlarne per tempo con il proprio medico e avvicinarsi ai servizi sociali, per capire quali risorse siano effettivamente disponibili e attivabili gradualmente – conclude Rubino – Anche il Punto unico di accesso delle Case della comunità può aiutare a individuare i servizi utili».

Rossana Zorzato

Le ultime

La “stanza segreta” del liceo Cairoli

La “stanza segreta” di Palazzo Saporiti riapre i battenti...

La santità di ogni giorno

La santità non è un privilegio riservato a pochi,...

Garlasco, il giallo di Giovanni Ferri: il suo nome nei diari di Sempio

Il suo nome indicato in una pagina di un...

Vigevano, si allarga la consulta per la Coesione sociale     

Uno spazio di confronto concreto fra l’amministrazione e le...

Login

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui