Mortara, mensa in bianco per chi paga in ritardo

Pasta, riso e carne in bianco a scuola per chi è in ritardo nei pagamenti.

IL CASO È ciò che ha stabilito l’amministrazione Farina nell’Istituto comprensivo di Mortara per gestire gli insoluti del servizio di erogazione dei pasti scolastici: «Riscontriamo diversi casi di mancato aggiornamento dell’ISEE, situazione che stiamo provvedendo a regolarizzare – ammette Elio Pecchenino, vicesindaco con delega ai servizi sociali – ma la criticità più grave resta la mancanza di informazioni sulle allergie. Ricordo comunque che per le famiglie c’è sempre la possibilità di riportare i bambini a casa per il pranzo. Per segnalare eventuali allergie o difficoltà economiche è necessario presentare la documentazione ISEE e contattare gli uffici preposti. In passato non si sono preoccupati di comunicarci né se il bambino ha problematiche, né se hanno esigenze economiche. Hanno generato un debito, noi stiamo solo facendo una mappatura di queste situazioni per verificare. Stiamo quadrando questa cosa.

Non lasceremo mai i bambini senza cibo ma i genitori devono confrontarsi con gli uffici per dire se va tutto bene o se hanno esigenze economiche e quindi devono produrre l’ Isee.

CONFERMA La conferma arriva anche da Cinzia De Biase, assessore ai servizi scolastici: «Per tutto il mese – spiega – gli uffici restano a disposizione, perchè l’iscrizione ai servizi scadeva ad agosto ma l’abbiamo riaperta per tutto il mese di settembre proprio perché ci sono stati dei nuovi arrivi, e sapevamo che comunque qualcuno si dimentica di iscrivere i figli ai servizi vari. Abbiamo pensato che questa misura potesse essere tutelativa per i bambini. Si tratta comunque di un provvedimento che abbiamo stabilito in una delibera di giunta del 10 settembre, e tutelativo nei confronti di coloro che non sono ancora iscritti al servizio mensa. Coloro che hanno un ISEE basso devono comunque recarsi all’ufficio sociale in palazzo Cambieri al primo piano e sarà valutato caso per caso».

POLEMICHE Intanto la questione ha già scatenato le prime reazioni politiche: «Un bambino non ha un debito né ha deciso di non pagare, eppure è lui a sedersi a tavola con un menù differente – dichiara Max Farrell, consigliere di opposizione del gruppo di Rifondazione-Pd-Avs – rischiando di sentirsi escluso, provare vergogna o pensare che sia colpa sua. Il problema reale non è il cibo in sé, ma il significato che quella disparità assume per il minore. Se i genitori hanno una morosità, i bambini non possono avere una colpa; per questo motivo il Comune dovrebbe recuperare le somme dai diretti responsabili attraverso solleciti, rateizzazioni e verifiche dell’ISEE tramite i servizi sociali, senza colpire i più piccoli. Il Comune deve assolutamente provvedere e trovare una soluzione per tutelare tutti».

Edoardo Varese

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