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    Canneto Boverio, la casa degli aironi

    Un angolo di palude, al confine tra la Lomellina e il Novarese, che dopo pochi anni di attento monitoraggio e corretta conservazione ambientale si rivela essere un “santuario” per gli uccelli acquatici. E’ così che possiamo definire il Canneto Boverio, area naturalistica di Nicorvo dove, lo scorso giugno, è stata rilevata una nuova garzaia, ovvero un’aggregazione di nidi di aironi di diverse specie: una scoperta che ha fatto battere il cuore dei naturalisti del territorio, visto che luoghi dove i volatili possano riprodursi senza essere disturbati dalle attività umane sono sempre più rari. Se il canneto si è mantenuto così, non lo si deve al caso: l’intero appezzamento (un ettaro e mezzo di terreno abbracciato da una piccola lanca) è stata acquistata nel 2015 dalla Lipu e da Burchvif, associazione di Borgolavezzaro (comune limitrofo della provincia di Novara) attiva da anni nel promuovere la cultura della tutela ambientale. A gestire l’area sono proprio i volontari dell’associazione piemontese, che con attività mirate e rispettose si assicurano che fauna e flora del territorio possano prosperare indisturbate, andando a ricreare un angolo di Lomellina suggestivo e quasi ancestrale.
    A collaborare con loro, da anni, c’è Giuseppe Bogliani, professore dell’Università di Pavia in pensione e uno dei massimi esperti in Lomellina di biodiversità, che nelle scorse settimane ha relazionato i soci sulla presenza, all’interno del Canneto, della una nuova garzaia.

    «Accertare la presenza di una nuova garzaia è un evento straordinario, anche in questo territorio – è quanto spiega Bogliani – dai sopralluoghi effettuati e dall’esplorazione con un drone è emerso che la garzaia del Canneto Boverio ha ospitato nel 2022 circa 25 nidi di airone guardabuoi, 9 di airone rosso, 4 di garzetta, 7 di nitticora, 3 di sgarza ciuffetto e due di marangone minore».

    Di queste sei specie, cinque sono incluse nella Direttiva Uccelli dell’Unione Europea, documento che prevede che siano disposte “misure speciali di conservazione per quanto riguarda l’habitat, per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella loro area di distribuzione”. E se a Nicorvo dovessero trovarsi “di casa”, il Canneto Boverio potrebbe diventare un vero e proprio “santuario”: «Il sito ha le caratteristiche per essere trasformato in ZPS, Zona di Protezione Speciale, qualora il fenomeno della nidificazione di un numero così elevato di specie importanti diventasse regolare – rivela infatti Bogliani – A questo proposito, è interessante rilevare che nel Canneto Boverio nidifica regolarmente con certezza un’altra specie nella Direttiva Uccelli, il tarabusino, e che vi ha nidificato per diversi anni, e forse lo fa ancora, il tarabuso. Sette specie delle Direttiva nidificanti sembrano abbastanza per richiamare l’attenzione su questo piccolo ma straordinario biotopo». Non solo: a esse si possono aggiungere altre tre specie incluse nel documento che frequentano regolarmente l’area, ovvero il martin pescatore, l’averla piccola e il falco di palude, e numerose altre specie di volatili più comuni come germani e gallinelle d’acqua.
    Una nuova garzaia in un territorio che ne ospita già diverse è un fenomeno la cui origine parte da lontano, come spiega lo stesso Bogliani:

    «I ricercatori dell’Università di Pavia avevano dimostrato sin dagli anni ’70 del secolo scorso, che la Lomellina e più in generale il territorio coltivato a riso della Pianura padana occidentale, ospitava le popolazioni più numerose d’Europa di Ardeidi coloniali, ossia di aironi che nidificano in gruppi di decine, centinaia o migliaia di coppie in uno stesso luogo, coi nidi ravvicinati e, spesso, numerosi sullo stesso albero. Le ricerche svolte avevano portato a identificare in questo territorio alcune decine di garzaie. L’abbondanza degli aironi coloniali si poteva allora spiegare con la diffusione delle risaie, che costituivano un surrogato degli ambienti palustri. A partire dagli anni ’90, tuttavia, le cose cambiarono in seguito alla diffusione della tecnica di coltivazione del riso con le asciutte alternate a periodi di sommersione».

    Di conseguenza, con meno aree dove procacciarsi il cibo, ogni angolo di habitat umido può trasformarsi in un “condominio” per uccelli: «Se un tempo le garzaie ospitavano centinaia o migliaia di nidi, negli ultimi anni si assiste alla tendenza a formare colonie meno numerose e più sparpagliate nel territorio. In questo modo, le coppie nidificanti si trovano più vicine alle nuove aree di caccia che hanno adottato per sostituire in gran parte le risaie: piccole zone umide, rive dei fossi, fiumi. Questo significa che i frammenti anche di pochi ettari di ambienti palustri sono sempre più rilevanti dal punto di vista conservazionistico, accanto alle aree di maggior estensione già protette – è la conclusione a cui giunge il naturalista – Il Canneto Boverio ne è un esempio lampante».

    Alessio Facciolo

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