Il tesoro sepolto di Villa Maria a Lomello

L’archeologo non usa la frusta: basta il piccone. È con questo titolo – che manda in soffitta il mito cinematografico alla Indiana Jones e restituisce all’archeologia il suo volto più autentico – che si snoderà l’incontro in programma alle 21 di venerdì 21 novembre, presso l’ex oratorio di San Rocco a Lomello.

VIAGGIO NEL TEMPO Un viaggio dentro una stagione importante della ricerca locale: gli scavi italo-inglesi di Villa Maria, condotti tra 1984 e 1991. A guidare il pubblico in questa immersione nel tempo saranno gli archeologi Anna Muggia e Guido De Caro, due voci che conoscono da vicino quella pagina di storia fatta di sabbia, cocci, taccuini pieni di appunti e giornate trascorse sotto il sole o il vento della Lomellina. Gli scavi sistematici a Villa Maria furono condotti tra il 1984 e il 1991, da un team congiunto dell’Università di Pavia e delle università inglesi di Lancaster e Londra, con in prima linea Hugo Blake e Claudia Maccabruni. Le indagini si concentrarono su un settore nord-occidentale delle mura antiche di Lomello, cioè in parte all’interno dell’antica cinta ma esterno al castrum medievale. Tra i ritrovamenti più eclatanti ci fu un tratto di cinta difensiva databile all’epoca tardo-romana (V secolo circa), con una porta di ingresso e torri. Una torre fu individuata sul lato sud della porta; inoltre, il tracciato della cinta muraria nel tratto scavato si estendeva per circa 160 metri e presentava andamento ellittico, probabilmente sfruttando la conformazione del terreno. I muri erano costruiti con laterizi disposti a spina di pesce, un modo costruttivo tipico di alcune fortificazioni tardoantiche.

NON SOLO MURA Gli scavi portarono alla luce vari livelli di occupazione, con stratificazioni che includono epoca romana (non solo “romanica”, ma proprio romana antica) e medievale. In alcune tombe (sepolture) emerse materiale di età tardo-romana: vasi in ceramica, lucerne, un anello e altri oggetti. È stata segnalata una “buca tardo-antica” (ovvero una struttura scavata, probabilmente parte di una fase di occupazione o di deposito) durante lo scavo del 1984, oltre alla presenza di strutture che possono essere interpretate come vestibolo di un edificio più grande (“villa”), con muri curvilinei che suggeriscono una corte interna. Gli scavi hanno confermato che Lomello aveva una funzione strategica in epoca romana/tardo romana, non solo come insediamento ma come nodo viario:

la cinta muraria e la porta si inseriscono in un sistema difensivo connesso con le vie che collegavano Lomello a Ticinum.

QUALE FUTURO? Secondo le ricostruzioni, il centro romano era posizionato in una zona più elevata rispetto all’abitato medievale, sfruttando la naturale altura per difesa. Gli scavi di Villa Maria non rinvennero grandi edifici romanici in senso medioevale (tipo chiese romaniche), ma strutture più antiche (tardo-romane) e parti di fortificazione che sono antecedenti al romanico. Nonostante la ricchezza archeologica, l’area di Villa Maria è in qualche modo abbandonata: i restauri e la valorizzazione non sono mai decollati pienamente. Il progetto di un “parco archeologico” avvicinerebbe i resti delle mura, della porta, della rocca, alla basilica romanica di Santa Maria Maggiore e al battistero, per creare un percorso turistico-cultural-paesaggistico. Tuttavia, al momento, la villa e una piccola parte di terreno sono stati acquistati da un privato, mentre il resto del parco è stato espropriato dalla Soprintendenza. L’incontro è organizzato dalla Pro loco con il patrocinio del comune e dell’Ecomuseo della Lomellina. Una serata da ascoltare con il cuore aperto, lasciandosi portare dove le pietre hanno ancora qualcosa da dire e dove la vera avventura dell’archeologia non è fatta di fruste e inseguimenti, ma della semplice, ostinata meraviglia di chi scava per riportare alla luce ciò che il tempo ha custodito.

Davide Zardo

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