Dopo un anno di cammino, prima di iniziare il tempo dell’Avvento, la liturgia ci mette di fronte la novità scandalosa di un Dio che presenta la sua regalità dal trono della croce. È sorprendente: nel giorno in cui celebriamo la regalità di Gesù, la liturgia ci porta non su un trono, ma sul Golgota. Al centro del vangelo di questa festa c’è la croce.
Lì, dove il mondo vede fallimento e debolezza, Dio rivela il vero volto della regalità. Tutto il percorso che in questo anno abbiamo fatto sulla strada che porta a Gerusalemme, con la guida dell’evangelista Luca, è stato fatto per arrivare qui, davanti ad un crocifisso, per convincerci a scegliere come re un crocifisso. Ci siamo davvero convinti che questo è il nostro re? Abbiamo davvero scelto di essere discepoli di un Dio così? Abbiamo messo in discussione le immagini non evangeliche della nostra fede per accogliere il vero volto di Dio rivelato da Gesù? E’ proprio guardando al Cristo crocifisso che possiamo cogliere i lineamenti del vero volto di Dio! Il primo lineamento è rivelato dalle parole dei capi del popolo: “Ha salvato gli altri, salvi sé stesso!” Riconoscono che Gesù salva altri e non pensa a salvare sé stesso. Qui scopriamo l’immagine nuova di Dio, l’assoluta novità cristiana: un Dio che non chiede sacrifici all’uomo, ma che si sacrifica lui per l’uomo. Che ha come obiettivo della storia non la propria gloria o l’adorazione ma la vita piena dell’uomo. Così Gesù si manifesta come Re: non domina, ma dona. Non chiede tributi, ma offre misericordia. Non pretende sudditi, ma accoglie fratelli.
Il suo trono è la croce, il suo scettro è il perdono, le spine della sua corona non feriscono chi gli sta accanto, ma lui stesso.
Il secondo tratto del volto del re è rivelato dalle parole del malfattore appeso alla croce: “Non ha fatto nulla di male”. Una sola frase, ma di una semplicità disarmante: non ha fatto nulla di male! Ecco il segreto della vera regalità: niente di male, nessun seme di odio, l’unico che non ha nulla a che fare con la violenza e con l’inganno. Dalla croce il cosiddetto “buon ladrone” riconosce la propria fragilità e si affida a Gesù: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno”. È un grido umile e fiducioso, la preghiera più semplice che un cuore ferito possa rivolgere a Dio. E Gesù risponde con una regalità che nessun potente della terra ha mai avuto: la sovranità sulla morte e sul tempo. “Oggi sarai con me nel paradiso”. Non domani, non a certe condizioni: oggi! Il Regno di Cristo non è lontano, non è un privilegio per pochi, non è una ricompensa per i perfetti. È donato a chi si lascia amare, a chi apre anche solo una fessura dell’anima alla misericordia. Nessuno è definitivamente perduto, nessuno è senza speranza! Celebrare Cristo Re significa allora lasciarsi attirare da questa logica. Il suo Regno cresce quando scegliamo il perdono invece del rancore, la vicinanza invece dell’indifferenza, la verità invece delle maschere. Cristo regna quando nei nostri rapporti vincono la pace, la tenerezza, la giustizia; quando smettiamo di “salvare noi stessi” a ogni costo e iniziamo a prenderci cura degli altri.
Dal legno della croce il nostro Re ci guarda con amore e ci chiama. Chiede di essere accolto non con proclami ma con la vita. E promette anche a noi, come al ladrone pentito, il suo “oggi”: la possibilità, sempre aperta, di rinascere con Lui. Che il nostro cuore diventi il luogo dove Cristo davvero regna, e dove ogni giorno possiamo gustare la gioia del suo Regno che non passa. Davvero lo vogliamo questo re crocifisso? Lo seguiremo davvero un Dio così, un re così?
don Marco Torti


