Davide Guerreschi è il nuovo direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della diocesi di Vigevano, oltre a essere delegato vescovile per i rapporti con la Soprintendenza.
NUOVA NOMINA Vigevanese, 51 anni, geometra di formazione, da anni segue gli aspetti tecnici, amministrativi e progettuali legati alla conservazione del patrimonio storico e artistico della Chiesa vigevanese. Nominato nel novembre 2025, succede all’architetto Vittorio Sacchi, che lo affianca come vicedirettore insieme a Nicoletta Sanna, consulente per i beni immobili, e all’ingegnere Fabio Di Trani, attivo nel campo della progettazione architettonica, strutturale e della direzione lavori. Lo staff è al centro del dialogo tra diocesi, parrocchie, Soprintendenza e Conferenza episcopale italiana per tutto ciò che riguarda restauri, manutenzioni e tutela degli edifici di culto. Il contesto in cui opera è particolarmente ricco: la diocesi di Vigevano, fondata nel 1530, custodisce infatti un patrimonio vastissimo fatto di chiese, santuari, archivi, biblioteche e opere d’arte distribuiti in tutta la Lomellina.

IL PORTALE Attraverso il portale BeWeB sono censiti oltre 26 mila beni storici e artistici, centinaia di beni librari e oltre 200 edifici di interesse architettonico. Tra le attività seguite dall’Ufficio beni culturali rientrano la catalogazione delle opere d’arte e degli edifici religiosi, la predisposizione dei progetti di restauro, la richiesta e la gestione dei finanziamenti, compresi quelli provenienti dall’8 per mille destinati alla conservazione del patrimonio ecclesiastico, il controllo degli interventi sulle chiese e sugli immobili storici e la valorizzazione culturale dei beni attraverso iniziative, studi e collaborazioni con associazioni e istituzioni del territorio.
GLI INTERVENTI Negli ultimi anni l’ufficio ha affiancato numerosi interventi di recupero. «Tra quelli attualmente in corso — spiega Guerreschi — il restauro della facciata nella chiesa dell’Assunta a Gravellona e il consolidamento statico dell’abside nella parrocchia della Natività di Maria a Sommo. Ci sono tante piccole perle, vanno valorizzate cercando di dare un supporto tecnico ai parroci, che sono sempre più sommersi da obblighi burocratici e devono allegare progetti dettagliati per richiedere finanziamenti». Qual è l’ostacolo maggiore che ha trovato nel suo lavoro? «Il progressivo aumento di questi adempimenti, il vincolo sovra-comunale e la mancata semplificazione dei provvedimenti, che costringono i sacerdoti a trasformarsi sempre più in amministratori e a trascurare l’attività spirituale.
L’informatizzazione, poi, a volte è macchinosa, perché, per esempio, ti costringe ad allegare solo in un certo formato e in una data dimensione le foto delle opere da restaurare. Per fortuna sono stato accolto da questa equipe in un clima positivo: solo con la serenità e la collaborazione si possono conquistare mete altrimenti irraggiungibili.
LAVORO INVISIBILE In sintesi, l’Ufficio beni culturali svolge un lavoro spesso poco visibile al grande pubblico ma fondamentale: custodire la memoria materiale della diocesi. Dietro ogni campanile restaurato, ogni organo recuperato, ogni archivio riordinato o affresco salvato dal degrado c’è infatti una complessa attività tecnica e amministrativa che permette a questo patrimonio di continuare a raccontare la storia della Lomellina e della sua comunità cristiana.
Davide Zardo


