C’è un momento in cui chiedere aiuto diventa più difficile. È quando le risorse sono già finite: prima quelle economiche, poi quelle della famiglia, degli amici, delle relazioni. E quando finalmente si arriva alla porta di un centro d’ascolto, spesso la situazione è già diventata più complessa. È anche questo, secondo Michela Vennari, referente del Centro d’ascolto della Caritas di Vigevano, uno dei “ritardi” che possono trasformarsi in povertà.
AIUTO «A volte le persone aspettano troppo per chiedere aiuto – spiega Vennari – e quando hanno esaurito un po’ tutte le loro risorse, non soltanto economiche, ma anche familiari, diventa ancora più difficile sia chiedere aiuto sia intervenire». Un ritardo che non riguarda soltanto l’economia o le istituzioni, ma anche il momento in cui una fragilità viene riconosciuta e affrontata. Perché la risposta non dovrebbe essere soltanto quella dell’emergenza. «Lo stile, il metodo Caritas è l’accompagnamento, non l’assistenzialismo – racconta – Al centro ci sono ascolto, osservazione e discernimento, non soltanto capire “di che cosa hai bisogno”, ma anche “cosa possiamo fare insieme, cosa possiamo costruire insieme”». L’obiettivo è affiancare la persona e valorizzarne le risorse e le capacità, costruendo un percorso che possa durare nel tempo.
DIFFICOLTÀ C’è poi un altro ritardo meno visibile, ma altrettanto importante: quello nelle relazioni. «Ci accorgiamo tardi dell’altro», osserva la referente del Centro d’ascolto, allargando lo sguardo oltre il lavoro quotidiano del Centro d’ascolto. Da qui il tema della corresponsabilità della comunità: «ampliare un pochino il nostro sguardo e accorgerci di chi ci sta accanto». Perché intercettare una difficoltà prima che diventi emergenza può fare la differenza, anche perché le forme della povertà sono cambiate.
Accanto alla povertà alimentare ci sono i cosiddetti working poor, persone che lavorano, ma faticano comunque ad arrivare alla fine del mese, gli anziani soli, i giovani che fanno fatica a costruire progetti per il futuro e il tema dell’abitare, tra affitti, utenze e difficoltà di accesso a una casa.
In questo quadro pesa anche il rapporto tra stipendi e costo della vita. «Gli stipendi non sempre sono adeguati rispetto ai costi della vita, tra affitto, utenze e spese varie». Ma nell’accompagnamento delle persone emerge anche un’altra difficoltà, ovvero distinguere le spese necessarie da quelle che possono essere rimandate o affrontate diversamente. «A volte la povertà è anche questa – conclude Vennari – c’è una fatica, un ritardo, a capire quali sono le spese necessarie e quelle superflue». Ma anche nei ritardi, Caritas «si mette accanto alle persone cercando di capire come affrontare le difficoltà, il tutto valorizzando ciò che ciascuno può mettere in campo».
Rossana Zorzato

