Giubileo / Penitenza come riscatto e rinascita

Prosegue il percorso di riflessione sul testo che il Vescovo mons. Maurizio Gervasoni ha consegnato alla diocesi per accompagnare il cammino giubilare. In questo approfondimento si entra nel cuore di uno dei temi più delicati e insieme più liberanti dell’esperienza cristiana: la penitenza. Spesso, nell’immaginario comune, la penitenza è vista come un castigo o come un peso da sopportare per scontare una colpa. Invece, il testo ci invita a comprendere la pena come un passaggio che trasforma la coscienza del peccato in un’occasione di crescita e di riconciliazione. Quando una persona riconosce sinceramente di aver sbagliato e desidera il perdono, avvia un percorso che si compone di tre tappe:

la confessione della colpa e la richiesta di perdono, la celebrazione del perdono nel sacramento, e infine il proposito concreto di cambiare vita e ricucire i legami danneggiati.

DALLA SOFFERENZA La penitenza non nasce quindi dalla ricerca di sofferenza per “ripagare” Dio, come se la grazia fosse un conto da saldare, ma dal desiderio di tornare a vivere rapporti di amore, fiducia e gratuità con gli altri e con la comunità cristiana. Se si pensa solo a una giustizia che calcola la pena in proporzione alla colpa, si finisce per trasformare la libertà in una gara di potere e di rivendicazione, dove ogni errore diventa un debito da estinguere e ogni colpa un marchio indelebile. Al contrario, la vera penitenza rispetta la libertà della persona e la apre alla creatività del bene, perché nasce dall’esperienza di un perdono ricevuto come dono, non come merito. Il testo sottolinea che la colpa, quando è accolta nella luce del perdono, diventa persino un’occasione privilegiata per toccare con mano la grazia di Dio e per riconoscere che la vita vera non scaturisce dall’orgoglio dell’uomo che pretende di stabilire da solo che cosa è bene e che cosa è male. La penitenza ha poi un’altra dimensione essenziale: la volontà di ricostruire, nella misura del possibile, il bene sulle macerie del male fatto.

commento vangelo

OLTRE LA GIUSTIZIA Questo non significa calcolare un prezzo di riscatto da pagare, ma andare oltre la pura giustizia per scegliere un impegno generoso e gratuito. Gesù stesso, nel Vangelo di Matteo, invita a non fermarsi al minimo richiesto dalla Legge, ma a compiere un passo in più: riconciliarsi prima di presentare la propria offerta sull’altare, evitare di covare rancore, ricercare la pace con l’avversario. Il percorso di penitenza è dunque un cammino interiore che trasforma il cuore e un cammino esteriore che si traduce in gesti concreti di bene, senza la pretesa di poter cancellare da soli le conseguenze del peccato. Sullo sfondo così si staglia la grande prospettiva della Communio Sanctorum, la comunione dei santi che attraversa il tempo e raccoglie la grazia di tutti coloro che si lasciano riconciliare con Dio.

UN TESORO È questo tesoro di amore e di opere buone, alimentato dalla Croce di Cristo e dalla fede vissuta nella Chiesa, che sostiene anche l’esperienza dell’indulgenza come segno di misericordia e di speranza. La penitenza, in questa luce, non è un atto di sconfitta, ma una corsa fiduciosa, come quella dell’atleta che San Paolo descrive, certa che alla fine non conta solo la vittoria, ma la fedeltà del cammino percorso insieme a Dio.

don Carlo Cattaneo

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