Beato Matteo / I duchi raccontano il Palio

Una corte quattrocentesca, dame di compagnia e un vestito che calza a pennello proprio come la scarpetta di Cenerentola. Non è una bella fiaba per bambini, né un romanzo storico, ma è la storia di Angie Norman diventata la duchessa Bianca Maria Visconti nel Palio di Vigevano, quasi un po’ per caso.

LA STORIA «Faccio parte della corte da circa due anni – spiega Norman – all’inizio guardavo sempre con stupore questo spettacolo e sentivo crescere dentro di me la voglia di partecipare. Così un giorno ho chiesto informazioni ad alcuni commercianti presenti il giorno del Palio su come partecipare alla sfilata e loro mi hanno dato il numero dell’organizzatrice di Sforzinda da contattare. Da quel momento ho iniziato a far parte della corte di Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, duchi di Milano». Ma presto il destino di Angie cambia perché il Palio successivo arriva un imprevisto per l’organizzazione. «L’anno seguente sono stata chiamata d’urgenza perché la figurante della duchessa si era trasferita da Vigevano, lasciando di fatto scoperto il ruolo – continua – Così mi è stato proposto di provare l’abito di Bianca Maria Visconti e, una volta indossato, mi calzava a pennello, proprio come la scarpetta a Cenerentola. Da quel momento sono la duchessa di Milano e “mamma” di Ludovico il Moro». Un ruolo che non può essere di chiunque «perché il vestito è uno solo e bisogna avere le misure giuste per poterlo indossare». Insomma un vero e proprio pezzo unico.

Angie Norman

SFILATA E tra strati, decorazioni e accessori, il vestito usato per la sfilata di ottobre può arrivare a pesare parecchi chili. «La duchessa ha due vestiti – racconta Norman – quello utilizzato durante la sfilata di maggio, in occasione del Palio dei fanciulli, che è rosso, e quello di ottobre che è blu e arriva a pesare intorno ai quindici chili. Essendo la stagione più fredda, ci sono infatti più strati da indossare, la cappa, così come tutte le decorazioni cucite sull’abito hanno il loro peso». E se il vestito ha il suo peso, altrettanto impegnativo è il momento della vestizione. «Ogni gruppo è come se fosse una piccola ditta – spiega – dove ognuno ha la sua organizzazione e i suoi abiti da indossare. Nel nostro caso, quando è il momento di prepararsi, abbiamo un nostro spogliatoio dove le donne si cambiano da una parte e gli uomini della corte dall’altro. L’importante è arrivare molto leggeri e naturali, senza trucco, senza orecchini, ma solo di perla e unghie naturali, non moderne o con smalto». Un impegno a 360 gradi, che però dà molte soddisfazioni.

Far parte del Palio è per me un grande onore comunitario che permette di raccontare la storia di Vigevano, celebrando il legame profondo tra città, storia e la devozione patronale verso il beato Matteo Carreri.

VENT’ANNI DI PALIO E se per Angie Norman è un mondo ancora tutto da scoprire, diverso è per Francesco Matassa, veterano del Palio ducale. Quest’anno però segnerà un punto di svolta fondamentale per lui. Per la prima volta infatti non impersonerà Ludovico il Moro, ma vestirà i panni di Francesco Sforza, duca di Milano e fondatore della dinastia sforzesca, assumendo un ruolo di primo piano all’interno della manifestazione. «Con mia moglie sfiliamo per il Palio da vent’anni almeno – racconta Matassa – indicativamente dal 2005, se ricordo bene. Diciamo che il passaggio al ruolo di Duca rappresenta una vera e propria promozione, poiché per diversi anni ho vestito i panni del Conte. Insieme a mia moglie sono stato il Conte di Cergnago, quindi quest’anno compio un salto di qualità passando da Conte a Duca. In tutti questi anni abbiamo sempre sfilato all’interno della corte storica. Mia moglie si chiama Alessia e anche lei vanta una presenza pluriennale nel Palio: in passato ha fatto parte dell’associazione Sforzinda e per lungo tempo abbiamo condiviso il cammino all’interno del corteo. Quando mi è stata proposta la possibilità di impersonare il Conte Francesco Sforza ho accettato immediatamente, considerandolo un grandissimo onore».

Francesco Matassa

COINVOLGERE I GIOVANI Vent’anni di partecipazione costante rappresentano un traguardo significativo, specialmente per chi ha potuto osservare da vicino l’evoluzione e il cambiamento nell’approccio della città ducale verso uno degli eventi più identitari e famosi del territorio lomellino: «La mia impressione è che bisognerebbe lavorare di più sul coinvolgimento attivo delle nuove generazioni – spiega Matassa – il nostro è un gruppo molto affiatato, composto da persone che continuo a ritrovare con molto piacere anno dopo anno, ma si avverte la mancanza di nuove leve, in particolare dei più giovani. I giovanissimi vengono coinvolti con il Palio di maggio, ovvero il Palio dei Fanciulli, ma per il resto la composizione del gruppo assomiglia a una grande famiglia di zii e nipoti. Non so quanto l’evento sia realmente sentito dalle generazioni di mezzo, ma resta il fatto che il palio conserva un ottimo seguito pubblico. In tutte le edizioni riusciamo a mantenere una forte coesione: il numero dei figuranti resta elevato e la partecipazione delle contrade è sempre viva. Le facce nuove si vedono ed è un dato positivo che posso confermare basandomi sulla mia esperienza ventennale. Per quanto riguarda le mie radici, attualmente risiedo nella contrada di Costa, ma il mio cuore batte ancora per il luogo in cui sono nato, legandomi indissolubilmente alla contrada di Valle».

Edoardo Varese, Rossana Zorzato

Le ultime

Dorno, tutto pronto per la sagra della zucca Bertagnina

Dal 10 al 16 ottobre, Dorno si prende la...

San Francesco attraverso le arti

San Francesco torna al centro del programma dell’Università del...

L’Intervista / Daniele Bicego, la musica è memoria

Arriva a bordo di una Citroën DS verde, il...

Vigevano, viola gli arresti domiciliari: trasferito in carcere

Dagli arresti domiciliari al carcere per aver violato le...

Login

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui