Mons. Tarantola, quell’immagine del “prevo” sempre nel cuore

Il 5 agosto ricorre il primo anniversario della morte di monsignor Mario Tarantola. Nato a Sannazzaro nel 1941 e ordinato sacerdote nel 1964, fu curato a Ferrera Erbognone fino al 1967, quando fu trasferito a Cilavegna. Qui nel 1974 divenne parroco, carica che avrebbe mantenuto per 42 anni consecutivi fino al 2016. Nel 2019, quando aveva ricevuto il titolo di cappellano di Sua Santità e la nomina a monsignore, il Comune gli aveva conferito un riconoscimento ufficiale.

Caro don Mario, qualche tempo fa mi sei apparso in sogno: stavamo passeggiando sul sagrato della chiesa di Cilavegna. Abbiamo ricordato il tuo vescovo Mario Rossi, che ti aveva definito “facitore di santi“. Ti ho raccontato quello che già sapevi di Nerino e di come i tuoi giovani di Cilavegna, nello spettacolo teatrale della Divina Commedia, presentato a maggio, vi abbiano collocati insieme nel cantico del Paradiso, come una gioiosa coppia. Ti ho informato che qualcuno dice che il cimitero ora è meno triste perché tu sei lì presente, con il gomito appoggiato alla sedia e con il tuo sorriso, ma soprattutto con i tuoi occhi, sempre pronti a scrutare le anime, a discernere nelle situazioni intricate, per diventare dolci carezze che accompagnano e saziano.

Ti ho riferito che ho già celebrato tante Messe per te, come esecutore testamentario, che tu hai scelto soprattutto per questo motivo. Da alcuni anni mi chiamavi “figlio” e ora io cerco di ricambiare il tuo amore di “padre” celebrando l’Eucaristia per e ancora con te come abbiamo fatto a Lourdes, a Fatima, a Collevalenza nella camera da letto di Madre Speranza, a Verona nella cappella del missionario dell’Africa, il vescovo Daniele Comboni, ad Ars con il calice del santo Curato, a Roma sulla tomba di Pietro. Il tempo non cancella le cose sante ma ti confido che a volte sento la mancanza del tuo essere bastone di appoggio nella vita. Mi piace dire di te che i grandi uomini cominciano a vivere dopo la morte. Quel “prete contento” (insegnatoci dal vescovo Locatelli) come ti sei firmato nel testamento, non solo ha stupito lo stesso notaio ma sta diventando anche per me una benefica spina che mi sospinge. La fotografia qui accanto, scattata dopo la beatificazione di Teresio Olivelli, mi invita a darti la mano per ridirti il mio grazie come uomo, come Cilavegnese e come prete. Mi corre infine l’obbligo di informarti che alla Madonna nella chiesa di S. Anna sono giunte tante e incalcolabili preghiere dai tuoi Cilav….. e non solo.

don Paolo Nagari

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